Madame Valtat et son fils
La signora Valtat e suo figlio
Louis Valtat
1911 c.
Olio su tela
65 x 81 cm
Anno di acquisizione 2008
Inv. 0211
N. Catalogo A200
Provenienza
Il colore assume nel quadro un valore schiettamente musicale che segna l’indipendenza dell’immagine rispetto alla natura, dunque governata da regole totalmente interne al dipinto, frutto di un’attitudine acquisita da Gustave Moreau e dalla sua tavolozza [...]
Louis Valtat è stato uno dei principali esponenti della linea espressionista francese esplosa nel celebre Salon d’Automne del 1905 con il gruppo dei fauves capitanato da Henri Matisse e composto da André Derain, Henri Manguin, Jean Puy, Georges Rouault e Maurice de Vlaminck. Studente all’Académie Julian e poi allievo, come Matisse e gli altri, di Gustave Moreau, Valtat esordisce al Salon des Indépendants nel 1893. Le sue prime opere si accostano ai temi cari al gruppo dei Nabis, in particolare quelli più impegnati a rinnovare la pittura di vita moderna, come Édouard Vuillard e Pierre Bonnard (di cui era amico) e, in parte, Maurice Denis. Come questi ultimi, inoltre, Valtat appartiene alla schiera di artisti che anima Montmartre e che collabora con i teatri d’avanguardia e i cabaret. Valtat è stato, come Matisse, anche scultore e i suoi lavori1 risentono della stessa impostazione stilistica dell’amico, testimoniando quanto la sperimentazione plastica sia stata altrettanto importante di quella cromatica nella poetica fauve.
Importante per la sua carriera, tuttavia, si rivela l’amicizia con Pierre-Auguste Renoir che gli permette di firmare un contratto con il gallerista Ambroise Vollard, al quale rimane legato fino al 19122. Seguendo l’anziano amico e in linea con molti dei pittori della sua generazione, Valtat prende a frequentare, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, le coste meridionali francesi (Arcachon in Guascogna e Saint-Raphaël in Costa Azzurra,) e ad approcciarsi alla pittura di paesaggio in maniera del tutto nuova, soprattutto in termini cromatici.
Madame Valtat et son fils, entrato nella Collezione Cerruti nel 2008, è testimonianza peculiare del linguaggio del pittore francese. Si tratta sostanzialmente di un paesaggio, occupato, all’estrema destra, dalle figure della madre e del bambino. Nel dipinto è ben evidente lo sforzo di raccordare e sintetizzare i principali punti di riferimento della pittura postimpressionista, vale a dire il colore di Gauguin e la costruzione spaziale di Cézanne, recuperando anche la semplificazione dei pittori di Pont-Aven, la pennellata filiforme di Van Gogh e le tematiche intimiste e familiari dei Nabis. Di questi ultimi, inoltre, il dipinto riprende l’impianto fortemente bidimensionale e il gusto per linee rabescate ancora fin de siècle, sulle quali innesta una pennellata dalla forte eco cezanniana, sebbene più sciolta.
L’elemento più originale del dipinto resta tuttavia la libertà nell’uso del colore, puro e antinaturalista, dichiaratamente fauve. Il colore assume nel quadro un valore schiettamente musicale che segna l’indipendenza dell’immagine rispetto alla natura, dunque governata da regole totalmente interne al dipinto, frutto di un’attitudine acquisita da Gustave Moreau e dalla sua tavolozza, il cui retaggio fortemente romantico risale fino a Delacroix. Madame Valtat et son fils si presenta infatti come una sinfonia di cromie squillanti dove il color malva usato per le ombre si oppone agli ocra e ai gialli che raccolgono grumi di luce, mentre i verdi delle fronde dialogano col turchese che punteggia il fondale rosato sul lato sinistro.
Dal punto di vista tematico e stilistico, l’opera sembra inserirsi in una serie di lavori dedicati da Valtat alla moglie Suzanne e al figlio Jean (nato nel 1908), realizzati tra il 1910 e il 19113: la vicinanza con La mère et l’enfant au costume rouge (fig. 1)4, anche per l’età del bambino, sembra confermare una datazione al 1911.
Matteo Piccioni
1 Si veda Sète 2011, pp. 238-239, nn. 64-68.
2 J. Munck, in Sète 2011.
3 Valtat 1977, vol. I, pp. 100-103.
4 Ibid., p. 102, n. 910.
Fig. 1. L. Valtat, La mère et l’enfant au costume rouge, 1911. Collezione privata.

