Figur der Eva, den Apfel Haltend

Figura di Eva che regge la mela

Richard Klein

1920 c.
Bronzo
32,5 x 8 x 8 cm
Anno di acquisizione ante 1983


Inv. 0810
N. Catalogo A754


La Eva della Collezione Cerruti, datata al 1920 e acquistata dall’imprenditore probabilmente prima del 1983, rivela una fase linguistica e tematica dello scultore ancora debitrice di una matrice d’impianto simbolista.

 

Richard Klein è stato un pittore, scultore e medaglista attivo in Germania negli anni entre-deux-guerres, direttore della Scuola di Arti applicate di Monaco di Baviera e noto per essere stato uno degli artisti più vicini ad Adolf Hitler, per il quale realizzò anche un busto ritratto, e al Partito Nazista, in particolare come medagliere per le commemorazioni dei principali eventi del regime. Caratterizzato da un linguaggio col tempo sempre più lineare e levigato, in cui naturalismo e classicismo si fondono in un insieme profondamente retorico, Klein è il paradigma della cultura del Terzo Reich, modello portato a esempio contro «l’arte degenerata» ostacolata dalla Germania nazista e dunque esempio di quello che doveva significare fare arte moderna in quel contesto1. La Eva della Collezione Cerruti, datata al 1920 e acquistata dall’imprenditore probabilmente prima del 1983, rivela una fase linguistica e tematica dello scultore ancora debitrice di una matrice d’impianto simbolista. Sebbene la produzione di Klein non sia facilmente rintracciabile, le poche opere che si conoscono lasciano emergere la derivazione dalle sculture levigate di Franz von Stuck (di cui fu allievo) e in generale del Secessionismo monacense, rispetto alle quali semplifica ulteriormente le forme, accogliendo alcuni spunti dalla plastica Déco. La piccola scultura presenta la progenitrice come una venere pudica dalle forme solide e pure; con la mano destra si copre il pube, mentre con la sinistra tiene la mela. Il volto girato verso destra, come a ritrarsi, il sesso coperto con la mano, la mela accostata alla spalla, sono elementi che richiamano il momento di vergogna successivo al gesto di disobbedienza agli ordini impartiti da Dio, che ha portato alla perdita della condizione originaria di immortalità nel giardino dell’Eden. Anche gli occhi ben definiti e contornati, sebbene ciechi, sembrano riferirsi al passo della Genesi in cui si legge che Adamo ed Eva «aprirono gli occhi» e provarono vergogna di essere nudi. Stilisticamente le forme lineari e semplificate, così come il ritmo paratattico dell’acconciatura, tradiscono echi primitivisti in linea con la cultura del tempo, testimoniando una tensione cautamente sperimentale messa poi definitivamente da parte dai recuperi più classicisti e monumentali degli anni a seguire. 

Matteo Piccioni 

 

1 Michaud 2004, pp. 92, 93.