Studio per Prova di una tragedia
Italo Cremona
1941
Olio su masonite
35 x 45,5 cm
Anno di acquisizione ante 1983
Inv. 0947
N. Catalogo E202
Provenienza
Esposizioni
Bibliografia
La vivacità dei rapporti tonali, magici, a tratti stregoneschi, e la composizione pittorica d’aura metafisica alludono alla condizione di Cremona, unico abitante di una zona d’ombra, in cui la realtà si fonde con la fantasia in un imperscrutabile e singolare gioco delle parti, «una fioritura d’invenzioni».
«Libero fino alla scelta inevitabile della solitudine. Colto e schivo perché una vera cultura impone riserbo e non prediche inutili. Ironico prima su se stesso che verso gli altri. Rassegnato ai dolori e alle vaste nullità del mondo...»1.
Le parole di Giovanni Arpino delineano un ritratto asciutto, ma preciso, di Italo Cremona, artista versatile, nato a Cozzo Lomellina in provincia di Pavia nel 1905 e trasferitosi nel 1911 con la famiglia a Torino, dove compie studi classici e si laurea in Giurisprudenza nel 1927.
È sempre vivo in lui l’interesse per la pittura, che dall’apprendistato con Vittorio Cavalleri e Mario Gachet lo induce a frequentare, a partire dagli anni venti, il vivace milieu intellettuale e artistico di Felice Casorati, aperto agli influssi della cultura europea, tra Realismo Magico e Nuova Oggettività. Cremona ama l’arte di El Greco e Vermeer, guarda alle nature morte dei pittori lombardi come Evaristo Baschenis, stima l’immaginifica verve pittorica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio e collabora con artisti come Carlo Levi e Carlo Mollino e letterati come Corrado Alvaro, Leo Longanesi ed Ennio Flaiano.
Negli anni trenta l’attività espositiva si intensifica sia a Torino, Milano e Genova, sia a Venezia con ripetute partecipazioni alla Biennale (dal 1932 al 1940) e alla Quadriennale di Roma (1931 e 1935). Parallelamente Cremona conduce una fervida attività pubblicistica scrivendo su diverse testate giornalistiche, tra cui, dal 1931 al 1942, «Il Selvaggio» di Mino Maccari, con il quale intesse una fraterna e duratura amicizia.
Il suo essere curioso ed eclettico, da «nuovo umanista»2, lo guida, inoltre, verso un’affascinante esperienza in ambito cinematografico, come scenografo, costumista e assistente alla regia negli anni dal 1937 al 1951, quando sviluppa una particolare attenzione e pratica alla pittura «d’interni», anche grazie agli studi che compie frequentando il I biennio dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia nel 1944-1945. L’olio su masonite in Collezione Cerruti si può ricondurre a questo particolare momento. Studio per Prova di una tragedia è una delle sperimentazioni per il quadro Prova di una tragedia 2o, del 1941-1943 c. (fig. 1), rimasto incompiuto, che dichiara la predisposizione di Cremona a un gusto pittorico e compositivo di tipo scenografico, guidato da un senso narrativo efficacissimo.
L’ambiente in cui si svolge l’ipotetica prova di una tragedia è la trasfigurazione dello studio di via Po, abitato da varie presenze. I personaggi principali, seduti al centro, sono pittore, modella e manichino, ancora abbozzati, a tratti densi e scomposti. L’ironico racconto contempla anche elementi architettonici in definizione come una scala elicoidale sulla destra che si intravede da un arco, una scala a pioli che esce da una breccia nel pavimento di legno, al centro, e una fuga prospettica verso il cielo, senza soffitto.
Si scorgono nella scena anche una grande farfalla azzurra su fondo rosso, racchiusa in cornice, il gruppo «Amore e Psiche» appena accennato, mentre dall’alto, sulla sinistra, compare un angelo rosa con le vesti mosse dal volo e grandi ali azzurre e gialle.
La vivacità dei rapporti tonali, magici, a tratti stregoneschi, e la composizione pittorica d’aura metafisica alludono alla condizione di Cremona, unico abitante di una zona d’ombra (titolo del romanzo pubblicato dall’artista nel 1977 con Einaudi), in cui la realtà si fonde con la fantasia in un imperscrutabile e singolare gioco delle parti, «una fioritura d’invenzioni»3.
Quella di Cremona è una pittura visionaria in cui reale, surreale e metafisico si intrecciano, conquistando Francesco Federico Cerruti, già affascinato dai mondi destabilizzanti di Giorgio de Chirico e dalle oniriche rappresentazioni di Alberto Savinio, che lo stesso Cremona dichiara di stimare, come «letterato che dipinge e pittore che scrive»4.
Elena Inchingolo
1 Torino 1980-1981, p.n.n.
2 Torino 1985b, p. 11.
3 Ibid., p. 9.
4 Ibid., p. 13.
Fig. 1. I. Cremona, Prova di una tragedia 2o, 1941-1943 c., olio su tela.

