Ushak ad arabeschi, detto «Lotto»
Fine del XVI - inizio del XVII secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
194 x 115 cm
Inv. 0762
N. Catalogo A685
Provenienza
Questo tappeto cosiddetto «Lotto», dal nome del pittore Lorenzo Lotto, che ne ha raffigurati almeno due diversi esemplari in altrettanti dipinti (fig. 1), è il più antico e il più pregiato dei due presenti nella collezione (N. Cat. A686). Di questa tipologia sono note alcune centinaia di esemplari, conservati in musei e collezioni private, e si ritiene siano stati tessuti per un lungo periodo, tra la fine del XV e la metà del XVIII secolo. I pezzi più antichi avevano il campo molto ampio e le bordure strette, spesso decorate con motivi a intrecci pseudo-cufici, mentre negli esemplari più tardi si riscontra una degenerazione del disegno che perde di simmetricità e presenta un campo centrale sempre più stretto e bordure sempre più larghe, decorate con cartigli squadrati e dal disegno sommario. Il motivo dei «Lotto» è caratterizzato da una decorazione continua ad arabesco in giallo su fondo rosso, ma è formato in realtà da due distinti ornamenti: una sorta di ottagono e una losanga cruciforme. Si tratta di una composizione molto complessa e di difficile lettura a un primo sguardo, poiché i due ornamenti sono intrecciati tra loro e l’immagine d’insieme è quella di un motivo modulare unico, proprio come quello di un tessuto. La decorazione del campo può essere più o meno curvilinea o geometrizzata; nel nostro tappeto appartiene al gruppo definito di «stile ornamentale» per la ricchezza di volute e di piccoli elementi a uncino negli arabeschi.
La bordura a meandro, stretta e proporzionata rispetto al campo centrale, e la perfetta simmetria del disegno fanno propendere per una datazione alla fine del Cinquecento. Si tratterebbe quindi di uno dei più antichi esempi noti in questo stile. Il particolare motivo di bordura è, in effetti, molto raro e, a nostra conoscenza, si ritrova in due soli altri tappeti «Lotto»: un piccolo esemplare comparso sul mercato italiano una trentina di anni fa1 e un grande tappeto frammentario del Museo d’Arte Turca e Islamica di Istanbul, quest’ultimo con uno stile più geometrico degli arabeschi, convenzionalmente chiamato «stile Kilim»2. La bordura è accompagnata da due cornici minori: quella interna molto stretta, a semplice catena di «S» in bianco avorio su fondo nero; quella esterna, assai più larga, in giallo su fondo rosso, con un motivo analogo ma molto più elaborato e complesso. Nell’insieme si tratta di un tappeto molto elegante e ben costruito, forse il migliore tra gli anatolici ottomani della collezione.
Alberto Boralevi
1 Pubblicato in una pagina pubblicitaria in Hali 1990, pp. 36-37 (Meschoulam).
2 Pubblicato in THC 1990, vol. 3, n. 0305.
Fig. 1. L. Lotto, Elemosina di sant’Antonino, 1540-1542 c. Venezia, Basilica dei Santi Giovanni e Paolo (particolare).

