Transilvania a doppia nicchia a campo vuoto

Seconda metà del XVII secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
168 x 126 cm
Anno di acquisizione 2011


Inv. 0764
N. Catalogo A687


Provenienza

Con il termine «Transilvania» si indicano alcuni tappeti turchi del periodo ottomano datati tra la fine del XVI e la metà del XVIII secolo. Tale denominazione si riferisce al fatto che se ne sono conservate alcune centinaia nelle chiese luterane della popolazione tedesca (Sassoni) insediata in questa regione, oggi parte della Romania. Si tratta in genere di tappeti di piccole dimensioni, importati in Transilvania in grandi quantità, tanto che inizialmente si ritenne fossero stati tessuti localmente o in territori confinanti dell’area balcanica, sotto il dominio dell’Impero Ottomano. Quest’ipotesi è oggi rifiutata dalla totalità degli studiosi, ma è indubbio che alcune tipologie di disegno siano assai più frequenti tra gli esemplari conservati in Transilvania che in qualunque altra parte del mondo, Turchia compresa. Tali tipologie comprendono principalmente esemplari come questo, definiti «a doppia nicchia», ma se ne conoscono anche «a nicchia singola» e «da preghiera», e tra questi in particolare alcuni con motivo architettonico a colonne, oltre ai cosiddetti «Lotto» ad arabeschi, agli «Holbein» e ai tappeti bianchi «a uccelli» e con motivo cintamani. La Collezione Cerruti comprende tre esemplari a doppia nicchia, dei quali questo è probabilmente il più bello e meglio conservato, nonostante la semplicità del disegno a campo vuoto di colore giallo oro. 

Va precisato che, come per i «Tintoretto», il termine «doppia nicchia» (double-niche in inglese) è una denominazione di comodo e si riferisce al fatto che il disegno del campo centrale sembra essere generato dal ribaltamento speculare di una nicchia da preghiera (mihrab). I tappeti da preghiera avevano infatti un disegno direzionale per poterli orientare verso La Mecca e quindi parlare di «preghiere a doppia nicchia», cioè bidirezionali, non avrebbe molto senso, anche se in molti casi, come in questo, la direzionalità è data dal disegno della bordura che è tutto orientato nello stesso senso. I tappeti di questa famiglia sono prevalentemente a fondo rosso, ma si conoscono vari esemplari a fondo giallo oro, come questo, che appare molto ben disegnato e simmetrico. Sono piuttosto rari, però, quelli che presentano un campo completamente vuoto, come nel nostro caso, diversamente degli altri due in collezione (N. Cat. A689 e A690), che mostrano varie tipologie di ornamento a decorare l’interno. Tra gli esemplari noti, tutti conservati in Transilvania, uno si trova nella Chiesa Nera di Brashov ed è quasi identico a questo della Collezione Cerruti1. Il profilo frastagliato del campo centrale a doppia nicchia è perfettamente simmetrico e ben proporzionato: non tocca i bordi ma sembra galleggiare sul fondo color rosso corallo. Gli angolari contengono foglie arcuate e garofani stilizzati derivati dallo stile aulico della corte ottomana e qui tradotti in un linguaggio più semplice e popolare. Lo stesso vale per la bordura a rosette e palmette tondeggianti (definite spesso pigne o anche ananas) associate a foglie falciformi un po’ rigide e stilizzate. Per alcune analogie di disegno e per la gamma cromatica, a volte, i tappeti di questo tipo sono associati alla produzione sette-ottocentesca di Melas, anche se provengono più probabilmente dall’area di Ushak, come la gran parte dei tappeti «Transilvania». 

Alberto Boralevi 

 

1 Inv. n. 222, pubblicato in Ionescu 2005, p. 137, n. 136.