Transilvania a doppia nicchia

Seconda metà del XVII secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
159 x 120 cm


Inv. 0767
N. Catalogo A690


Questo esemplare di «Transilvania» a doppia nicchia della collezione presenta il disegno più tipico e diffuso tra quelli a cui è assegnato convenzionalmente questo nome. Il profilo del campo interno è analogo a quello dell’esemplare a p. 1038, ma gli ornamenti che contiene sono completamente diversi, non essendoci un unico grande medaglione, ma vari elementi sparsi o allineati sull’asse centrale. Dei circa 100 esemplari a doppia nicchia ancora oggi conservati nelle chiese e musei della Transilvania, solo il 7% è a campo vuoto (come il N. Cat. A687) circa il doppio ha il medaglione a losanga (N. Cat. A689) e quasi l’80% un disegno analogo a quello del tappeto qui illustrato. Va precisato, tuttavia, che occorre fare un’ulteriore divisione all’interno di questo vasto gruppo, poiché poco meno della metà degli esemplari ha un disegno più ricco e complesso, caratterizzato anche dalla presenza di due vasi contrapposti ai vertici interni dell’asse centrale del campo. La presenza di questi vasi giustifica l’interpretazione del disegno come un mihrab (la nicchia da preghiera) raddoppiato specularmente, elemento tipico e caratterizzante di molti tappeti da orazione. Inoltre gli ornamenti floreali (palmette e rosette) non sono disposti in modo simmetrico, ma mantengono una certa direzionalità, accentuata dalla palmetta centrale che va vista con la punta rivolta verso l’alto. 

Quest’esemplare, assai ben conservato sia nel vello sia nella vivacità dei colori, è caratterizzato, oltre che dalle eleganti palmette, anche dalla presenza di piccoli motivi a ricciolo che si protendono dai bordi del campo centrale o sono sparsi al suo interno. I cantonali sono analoghi per disegno a quelli dell’esemplare a p. 1038, ma appaiono più ricchi di ornamenti. Lo stesso vale per la bordura a cartigli con le palmette a scudo, che contengono al loro interno eleganti rosette a otto petali in due colori alternati. 

Alberto Boralevi