Tavolino da centro a due cassetti
Giuseppe Viglione
Fine del XVIII secolo
76 x 35,3 x 48 cm
Inv. 0290
N. Catalogo A264
Descrizione
Provenienza
In collezione Cerruti sono conservati due tavolini da muro, simili l’uno all’altro nella struttura generale, nei sostegni piramidali, nei calzari dei piedi (Fig. 1). In entrambi, lo spazio frontale sotto il piano è un finto cassetto, e nasconde un cassetto che esce lateralmente sulla destra. Dalla fronte e dal fianco sinistro sono estraibili dei piccoli piani di appoggio. I tavolini differiscono tuttavia, oltre che per le misure e i marmi, per il disegno delle losanghe e dei montanti e per le mostrine e le maniglie. Li contraddistingue una solida ed equilibrata eleganza. Sobrietà e funzionalità sono le caratteristiche di tutta l’opera di questo ebanista, noto per una serie di particolari tavolini con piccola scansia che si trasformano anche in inginocchiatoi (bonheur-du-jour) e per i comò «di forma mezzo ovale» (à demilune) in cui appare alquanto più creativo, rimanendo peraltro a grande distanza dalla coeva ebanisteria francese. Giuseppe Viglione nacque a Cissone delle Langhe, il paese del noto ebanista Luigi Prinotto, del quale era nipote per parte di madre.
Nei Registri dei Capi d’opera dell’Università dei Minusieri ed Ebanisti di Torino, che documentano gli esami di ammissione all’esercizio dell’arte con bottega propria, non appare il suo nome.
Fig. 1. Tavolino da centro a due cassetti (N. Cat. A263).
Lo stato di disordine degli incartamenti può spiegare la lacuna, ma è certo che Viglione si sottopose alla prova: si definisce infatti «Padrone Ebanista» nell’etichetta cartacea (Fig. 2) che appone ai suoi mobili. Ne aveva fatto stampare un certo quantitativo nel 1781 e le utilizzò anche in seguito correggendo a mano l’ultima cifra. La bottega è registrata nel Censimento delle arti del 1792: con sei dipendenti, risulta la prima fra quelle degli ebanisti torinesi. Lavorò in qualche misura anche per la Real Casa, ma l’ebanista del Re era in quegli anni il più noto e più dotato Giovanni Galletti. I pagamenti incominciano nel 1789, cessano nel 1797 con la caduta della monarchia sabauda, riprendono nel 1815 con la Restaurazione. Aveva casa e laboratorio in contrada dell’Ospedale (oggi via Giolitti).
Roberto Antonetto
Fig. 2. Etichetta cartacea incollata nel cassetto frontale del tavolino (N. Cat. A264).


