Tappeto con animali in lotta
XVI-XVII secolo
Vello in lana e cotone su trama e ordito in cotone, nodo asimmetrico
205 x 133 cm
Inv. 0770
N. Catalogo A693
Provenienza
Bibliografia
Il tappeto raffigura animali in lotta entro un giardino ricco di alberi fioriti e ricolmi di frutti, sui quali sono appollaiati degli uccellini. È una scena tipica dell’arte persiana del periodo safavide del Cinquecento, che si ritrova spesso in grandi tappeti di corte, qui adattata a un esemplare di dimensioni contenute e di carattere commerciale. I tappeti di questa tipologia sono chiamati ad «animali in lotta» e rappresentano l’apice della produzione persiana sotto la dinastia safavide. Le scene rappresentate hanno spesso una valenza simbolica, poiché la lotta tra un grosso felino (che potrebbe essere un leone, una tigre o un leopardo, se non un animale leggendario, come il qilin della mitologia cinese, una specie di leone con le corna) e un bovino o altro animale con lunghe corna, come l’antilope, farebbe riferimento alla lotta eterna tra il sole (il leone) e la luna (l’antilope) e quindi tra la luce e l’oscurità, la conoscenza e l’ignoranza o, in ultima analisi, il bene e il male. La rigida simmetria speculare, sia in verticale sia in orizzontale, dimostra che il tappeto è stato realizzato valendosi di un cartone che riproduceva un quarto del disegno. Molto bella e insolita la bordura con tre livelli di foglie biforcute e arcuate di tre colori (bianco, verde e blu), poste a formare cerchi che s’intersecano tra loro creando una sorta di catena.
La struttura in cotone è tipica delle manifatture persiane dell’epoca, così come l’uso del nodo asimmetrico o persiano. La tessitura ricorda da vicino quella di molti tappeti di Isfahan con fondo rosso e motivi a palmette e nastri di nuvole, tessuti dalla fine del Cinquecento e largamente esportati in Occidente, ma è sensibilmente diversa da quella cinquecentesca, spesso su trama e ordito in seta, dei più pregiati tappeti di corte. È quindi probabile che questo esemplare sia stato tessuto nel XVII secolo e in un laboratorio a carattere commerciale, per quanto di altissimo livello.
Alberto Boralevi
