Serie di sei ventole con Paesaggio con figure

Manifattura piemontese e imitatore di Vittorio Cignaroli

Piemonte

Metà del XVIII secolo (ventole); prima metà del XX secolo (dipinti)
Legno e cartapesta policroma (ventole); olio su tela (dipinti)
65 x 43 x 6 cm
Anno di acquisizione ante 1983


Inv. 0036
N. Catalogo A33a-f


Provenienza

Le ventole provengono dalla collezione dell’antiquario torinese Pietro Accorsi, ma non furono acquistate direttamente da lui. Il recente ritrovamento della sua contabilità negli anni compresi tra la Seconda guerra mondiale e la sua scomparsa (avvenuta nel 1982) permette di escludere che Cerruti possa essere stato suo cliente, non essendo mai citato il suo nome nei registri. Amici e fornitori di oggetti d’arte del ragioniere furono, invece, Giulio Ometto, successore di Accorsi nella gestione della galleria, e soprattutto Gianni Pron che, stando alla testimonianza orale del restauratore Renzo Ceregato, gli vendette la serie di ventole alla metà circa degli anni ottanta del secolo scorso. In origine doveva trattarsi di oggetti forniti di specchio, quali quelli pubblicati da Roberto Antonetto1, sul quale la luce delle candele si rifletteva, garantendo una maggiore illuminazione. Solo in un secondo momento (verosimilmente quando i manufatti erano di proprietà Pron), furono apportate modifiche e inseriti i paesaggi bucolici, dipinti a imitazione di quelli del celebre paesaggista Vittorio Amedeo Cignaroli, la cui fortuna critica era coincisa, fin dagli anni trenta, con l’intensificarsi degli studi sul Barocco piemontese2. Un tipo di intervento che, oggi, non esiteremmo a definire «invasivo», ma che nella Torino della seconda metà del Novecento era abbastanza diffuso, ed era affidato alle capacità «imitative» di artigiani gravitanti intorno alla figura di Accorsi3 e domiciliati, per lo più, in via Po 57 e via Bava 5 e 8, all’interno dei cosiddetti «cortili dei miracoli». Tra questi il già citato Renzo Ceregato, autore delle decorazioni in stile rococò genovese dello scalone di Villa Cerruti, e Angelo Visca, abile «restauratore» di mobili di Luigi Prinotto, Pietro Piffetti e Giuseppe Maria Bonzanigo4

Utili confronti per contestualizzare e datare le nostre ventole sono quelli con arredi piemontesi degli anni quaranta e cinquanta del Settecento, ricchi di asimmetrici motivi decorativi desunti dal mondo naturale, quali fiori e pellacette, ma anche con stucchi e decorazioni in bronzo realizzati a Torino nello stesso periodo. In particolare, si riscontrano punti formali in comune con la produzione in metallo del celebre scultore Francesco Ladatte, il cui ritorno in Piemonte da Parigi nel 1744 favorì la circolazione di ornamenti fortemente in debito con il Rococò francese e con la produzione a stampa di Juste-Aurèle Meissonier. Inventore di dinamiche cartelle ornamentali, il nome di quest’ultimo doveva essere noto alla raffinata aristocrazia subalpina, per la quale lavorò il padre Ètienne, morto a Torino nel 17465

Serena D’Italia e Luca Mana 

 

1 Antonetto 2010, pp. 243-251. 

2 Bosso 2001; Mana 2018. 

3 R. Antonetto, Pietro Accorsi. La vita, in Antonetto, Cottino 1999, pp. 17-109. 

4 Gribaudi Rossi 1984, pp. 84-85. 

5 L. Mana, Argentiere torinese (Francesco Ladatte?), cat. 131, in Venaria 2020, p. 391.