Selendi con motivo detto «a uccelli»
Prima metà del XVII secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
191 x 129 cm
Inv. 0758
N. Catalogo A681
Questi tappeti dal fondo bianco avorio e con una peculiare gamma di colori sono molto rari e oggi rintracciabili soprattutto tra quelli donati alle chiese protestanti della Transilvania e lì rimasti per secoli. A parte poche eccezioni, i motivi che presentano sono essenzialmente due: questo, detto «a uccelli», e quello a piccoli dischi detto cintamani, un disegno in voga presso la corte ottomana dal XVI secolo. Di un terzo disegno, definito «a scorpioni» si conoscono ad oggi solo quattro esemplari, due dei quali ancora conservati in chiese della Transilvania. Un tempo erano tutti attribuiti all’area di Ushak, ma, a differenza dei tipici Ushak, questi tappeti hanno trame di colore avorio non tinto, anziché rosse. Grazie a un documento d’archivio del Seicento, si è inoltre potuto stabilire che venivano tessuti nella cittadina di Selendi. Il documento parla infatti dei tappeti tessuti in questo villaggio non lontano da Ushak, definiti come tappeti di colore bianco con il «motivo del corvo» e con il «motivo del leopardo»1. Pertanto oggi chiamiamo Selendi gli esemplari che corrispondono a questa descrizione. I tappeti a uccelli continuano a essere così chiamati, anche se gli studiosi sono ormai concordi nel sostenere che non si tratta di uccelli, ma di foglie stilizzate, disposte in una griglia a maglie quadrate, attorno a fiori o rosette circolari. Questo particolare disegno è stato messo in relazione con un motivo quasi identico, anche se di stile più morbido e curvilineo, presente su alcune delle piastrelle di Iznik che decorano l’interno della moschea di Rüstem Pasha a Istanbul. Analoghi riferimenti possono essere fatti anche con tessuti dell’epoca. Appare quindi evidente che si tratti di un motivo elaborato negli atelier di corte, che ha preso in seguito una propria strada diffondendosi in produzioni di tappeti destinati all’esportazione già dalla seconda metà del Cinquecento, come dimostra la loro raffigurazione in dipinti come il Ritratto di un dottore protestante di legge di Hans Muelich (1557, Washington DC , National Gallery of Art, Kress Collection) e un quadro dell’inizio del Seicento del Padovanino (Alessandro Varotari), Eumenio e Rossana, all’Ermitage di San Pietroburgo (fig. 1).
La qualità di tessitura varia molto a seconda dell’epoca e delle dimensioni: se gli esemplari più grandi e antichi hanno una gamma di colori più ampia che può arrivare fino a sette tonalità diverse, quelli più tardi e di piccole dimensioni hanno normalmente solo tre o quattro colori.
Il tappeto della Collezione Cerruti è di buona epoca e particolarmente ben disegnato, a differenza degli esemplari più tardi che sono spesso molto più approssimativi e confusi con gli «uccelli» che divengono delle figure amorfe e quasi irriconoscibili. Vi si possono contare sei diversi colori, tutti in tonalità chiare. Anche la bordura, del tipo definito a «nastri di nuvole», è molto ben disegnata e proporzionata, affine alle bordure di identico disegno, ma in colori diversi, che compaiono spesso anche negli Ushak «Tintoretto» (sch. p. 1022) della Collezione Cerruti e nei «Lotto» del gruppo transilvano.
Alberto Boralevi
1 Il documento, del 1640, è una lista dei prezzi massimi applicabili per alcuni tappeti, nella quale sono citati tappeti di stile Selendi da preghiera con il motivo del leopardo (pelengnaḳş) e tappeti Selendi a campo bianco da hamam (il bagno turco) con il disegno del corvo (karga nakişlu). Citato in Inalcik 1986, pp. 58-59.
Fig. 1. Padovanino, Eumenio e Rossana, 1630-1639. San Pietroburgo, The State Hermitage Museum.

