San Sebastiano con putto

Scultore anonimo

Prima metà del XVII secolo
Avorio e bronzo
34 x 17x 12 cm
Anno di acquisizione 2000-2005


Inv. 0876
N. Catalogo E24


Provenienza

San Sebastiano è colto nel momento dell’estrema sofferenza. Il corpo nudo, scolpito nell’avorio, segue l’andamento dell’albero realizzato in bronzo: un braccio si distende verso l’alto mentre l’altro è piegato dietro la schiena. Il viso si rivolge al cielo con un’espressione dolorosa ma composta. Ai piedi un putto s’arrampica su un elmo, appena riconoscibile, per togliere le frecce, ora perdute, conficcate nel corpo del santo. La piccola scultura è stata assegnata a François Duquesnoy da Christian Theuerkauff, già direttore delle collezioni di scultura dei Staatliche Museen zu Berlin, ma l’attribuzione è oggi quasi unanimemente respinta1. Il discreto livello dell’esecuzione, tuttavia, potrebbe far pensare alla prima produzione dell’artista, quando, giunto a Roma (1618), cominciò a guadagnarsi da vivere alle dipendenze di Claude Pernet, un intagliatore attivo nei primi anni venti del Seicento. Secondo Bellori, Duquesnoy realizzava soprattutto lavori in avorio e legno, attività tipicamente nordeuropea, «intagliando teste di santi per reliquiari»2. La torsione del corpo e l’incedere della figura, che sembra quasi muovere un passo, mostrano una chiara adesione ai modelli del primo Barocco italiano vicini alla produzione dello scultore fiammingo anche di iconografia differente, con riferimento alle versioni, alcune ancora dubitativamente attribuite, di Cristo alla colonna3. Alcuni elementi come l’assenza di corde a legare il santo e il puttino paffuto e privo di ali concorrono a dare una lettura della scena del martirio profana e classicheggiante4

Il tema dell’angelo che spicca le frecce e il panneggio che copre solo un fianco del corpo si ritrova nel dipinto di Pieter Paulus Rubens San Sebastiano soccorso dagli angeli, conservato a Roma in Palazzo Corsini e datato circa 16085. È la più antica versione nota con questa iconografia e trova il modello più prossimo in un disegno di Aegidius Sadeler II (Washington, National Gallery, inv. 1992.18.1)6, poi inciso dal medesimo, che a sua volta reinterpretava un dipinto di Giulio Cesare Procaccini (1610-1612, Bruxelles, Musée des Beaux Arts). Coevo per cronologia (1610) e con la medesima iconografia, priva di riscontri nell’agiografia tradizionale ma coinvolgente a livello emozionale, è un disegno attribuito a Guido Reni, connesso a un dipinto noto attraverso le fonti antiche come appartenente al senatore bolognese Ferdinando Cospi, ovvero conservato nella sacrestia di San Salvatore a Bologna (Firenze, Uffizi, Gabinetto dei disegni e delle stampe, n. 1427 E)7

Ad aver avuto contatti con Rubens ad Anversa nel 1621-1622 e negli anni successivi ad aver conosciuto l’ambiente romano grazie a un viaggio in Italia, fu Georg Petel, scultore tedesco morto in giovane età: avvicinabili alla presente scultura sono alcuni suoi avori e in particolare il Cristo crocifisso (collezione privata)8, il san Sebastiano di Monaco di Baviera (1630 c., Bayerisches Nationalmuseum, inv. R 4600) e quello in collezione privata (già collezione Carl Mayer von Rothschild)9 simile anche nella scelta iconografica. Analogo per la combinazione tecnica dell’avorio con un altro materiale (in questo caso legno) e parzialmente per la posa del santo, è il san Sebastiano attualmente attribuito a Justus Glesker, ma in passato ritenuto opera del periodo italiano di Petel e in seguito considerato autografo di Duquesnoy, conservato al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, Firenze10

Sara Comoglio 

 

1 Si veda Lettera del prof. C. Theuerkauf, Berlino, 9 giugno 1998 (Archivio Collezione Cerruti).

2 Bellori 1976, p. 288.

3 Si veda Boudon-Machuel 2005, p. 226 e in particolare l’avorio oggi conservato alla National Gallery di Washington (inv. 2007.67.1).

4 Roma 2000b, vol. II, p. 400.

5 Jaffé 1989, p. 162, sch. 75.

6 De Ramaix 1997, pp. 155-156, sch. 095.

7 Bohn 2008, pp. 19-20, sch. 12.

8 P. Boccardo, sch. 48, in Firenze 2013a, pp. 180-181.

9 Passato in asta con lotto n. 147, Aguttes, Parigi, 24 maggio 2013.

10 E. Schmidt, sch. 62, in Firenze 2013a, pp. 214-215.