San Rocco
Scultore spagnolo
1530-1550 c.
Legno intagliato, dipinto e dorato
101 x 28 x 25 cm
Inv. 0612
N. Catalogo A542
Provenienza
Esposizioni
La figura è avvolta in un ampio mantello, di un vivace colore rosso da un lato mentre dall’altro era dorato, come appare chiaramente sul retro, dove si legge ancora, nella parte inferiore, un fregio decorativo a girali.
La scultura apparteneva, ancora alla fine degli anni novanta del secolo scorso, alla collezione dell’antiquario Flavio Pozzallo, che nel 1997 la espose alla Biennale d’antiquariato del Lingotto, a Torino, riproducendola anche in catalogo. Come apprendiamo da Ezio Benappi e Giancarlo Gentilini, cui siamo grati per l’informazione, l’opera aveva precedentemente fatto parte della raccolta del poeta e critico Alessandro Parronchi (1914-2007). Benché ancora apprezzabile nella sua elegante figura, la statua appare molto menomata nell’aspetto: è infatti mutila dell’intero braccio destro e del piede sinistro e presenta ampie lacune tanto nella policromia (originale) quanto nelle ampie dorature che l’arricchivano, in particolare lungo gli orli del mantello. L’incarnato assai pallido del giovane santo contrasta con la tinta scura dei capelli e della barba, ma anche con i brillanti occhi celesti che si scorgono sotto le palpebre abbassate, conferendo un’aria dolcemente trasognata alla figura. È possibile che il braccio mancante reggesse il bastone da pellegrino, ma la presenza del bubbone sulla coscia sinistra conferma senza possibilità di dubbio l’identificazione con san Rocco. La figura è avvolta in un ampio mantello, di un vivace colore rosso da un lato mentre dall’altro era dorato, come appare chiaramente sul retro, dove si legge ancora, nella parte inferiore, un fregio decorativo a girali. Tale doratura è stata invece sistematicamente raschiata via dalla parte anteriore della statua, dove ora rimane in vista il colore bianco della preparazione a gesso e colla, sebbene un’osservazione ravvicinata consenta di rilevare la presenza di tracce dello strato di bolo steso per applicare la foglia metallica. Rimangono invece ben leggibili le applicazioni dorate sugli orli del mantello e sul colletto: qui si notano anche, sulla doratura, i segni di punzoni che compongono un motivo decorativo geometrico. Sotto al mantello il santo indossa il rocchetto di colore azzurro scuro, mentre sul copricapo (anch’esso mutilo) e sui calzari si intravedono le tracce di un motivo decorativo a sottili linee rosse e blu alternate su un fondo color crema. Tutti questi dettagli, oggi individuabili solo con difficoltà, dovevano un tempo conferire alla statua un aspetto particolarmente fastoso.
Lo stato di conservazione in cui versa l’intaglio suggerisce cautela nel pronunciarsi in merito al suo contesto di appartenenza. Allorché fu esposta a Torino, la scultura venne presentata come «attribuita ad Alonso Berruguete» (1488 c. - 1561), un riferimento che risale allo stesso Alessandro Parronchi, che l’assegnava agli anni fiorentini dell’artista spagnolo, tra primo e secondo decennio del Cinquecento. La proposta si basava sostanzialmente sull’abbinamento tra la posa elegante e sofisticata della figura, ispirata ai parametri della maniera italiana e venata di michelangiolismo, e l’aspetto prezioso conferitole dalle abbondanti dorature che la ricoprivano un tempo. Tali caratteristiche possono effettivamente suggerire un avvicinamento agli esiti del grande artista, ma piuttosto al tempo del suo rientro in Spagna, una volta concluso il fondamentale soggiorno italiano, quando la scultura assunse un carattere predominante nella sua produzione. Sebbene l’esecuzione della statua riveli una mano piuttosto abile e anche originale, soprattutto nella soluzione del grande mantello strettamente avvolto e «ammassato» sul ventre della figura, l’opera non pare tuttavia direttamente riconducibile al catalogo del Berruguete, che tra l’altro non mancò di cimentarsi con questo soggetto (San Rocco del Museu Frederic Mares di Barcellona1). Se tuttavia al San Rocco Cerruti mancano l’energia, l’espressività e quella sorta di tumulto interiore che immancabilmente infiammano i santi di Berruguete, l’ipotesi di una sua origine spagnola, a opera di un intagliatore di minore levatura che pure guarda ai modelli del maestro, resta comunque la più ragionevole.
Francesca Padovani
1 Martinez 2011, pp. 126, 127.
