Ritratti in cera

ceroplasti anonimi

Seconda metà del XIX secolo (?)
Cera policroma su vetro (ritratto); rame dorato e sbalzato (custodia)
a) 10,5 x 7,2 x 2,3 cm b) 11,3 x 7,6 x 2,8 cm c) 10,7 x 7,2 x 2,5 cm d) 11,3 x 7,5 x 2,5 cm e) 13,2 x 8,5 x 2,4 cm f) 13,6 x 8,4 x 2,9 cm g) 16,8 x 10,3 x 2,6 cm h) 15,8 x 10 x 2,8 cm


Inv. 0198
N. Catalogo A193a-h


Descrizione

Provenienza

Come ricordato da Giorgio Vasari nelle Vite, verso la metà del XVI secolo si diffuse presso la nobiltà italiana ed europea la moda dei ritratti in forma di piccoli rilievi di cera colorata, spesso realizzati da artisti attivi anche nella produzione di medaglie in bronzo, già usi a utilizzare la cera come modello per le loro fusioni1

Gli otto ritrattini in cera appartenenti alla Collezione Cerruti sono apparsi in asta a Parigi nel 1999, assieme ad altri quattro di cui non è attualmente nota la collocazione. In catalogo le opere erano riferite ad Antonio Abondio (1538-1591), medaglista e ceroplasta di origine trentina che nella seconda metà del Cinquecento lavorò a lungo presso le corti imperiali di Massimiliano II e di Rodolfo II. Mentre l’attività di Abondio come medaglista è stata ricostruita in maniera affidabile già dagli studi novecenteschi, più difficoltoso è l’assestamento del catalogo delle opere in cera, anche a causa dell’assenza di firme e date sui manufatti conservati2

Come rilevato da Andrea Daninos, le cere qui in esame presentano analogie con un gruppo di opere piuttosto corposo e disseminato tra numerosi musei e collezioni private: si tratta di ritratti policromi, talvolta arricchiti da perle, pietre colorate e altri elementi tridimensionali, che raffigurano regnanti o personaggi di alto rango (in due casi anche pontefici) colti di profilo o di tre quarti, con un taglio a mezzo busto o a busto intero. Le effigi sono inoltre accomunate dalla presenza di custodie in rame dorato e sbalzato, ornate sul coperchio e sul retro con scene mitologiche, allegorie, emblemi o decorazioni rabescate, che sembrano ispirarsi all’oreficeria tedesca del XVI secolo e che talvolta si ripetono in più di un esemplare3. Ai ritrattini segnalati dallo studioso è possibile aggiungere un profilo femminile del Metropolitan Museum di New York (inv. 17.190.911a, b), un ritratto di giovane della Art Gallery of Ontario (inv. AGOID.29251) e un ritratto di Massimiliano II d’Asburgo della Galleria Estense di Modena (inv. 2526). 

L’omogeneità di questo nucleo di opere è però soltanto apparente, poiché a cere assegnabili con buona probabilità ad Abondio, come la coppia della Fondazione Abegg di Riggisberg (Svizzera) raffigurante Carlo II e Maria d’Austria, il Massimiliano II dell’Estense e alcuni degli esemplari oggi al Victoria & Albert Museum, se ne affiancano altre più tarde e altre ancora realizzate in epoca moderna. Problematica è anche la datazione dei cofanetti in rame: come dimostrato da Daninos almeno una parte di essi è stata realizzata dall’orafo e restauratore parigino Alfred André (1839-1919), nel cui atelier venivano verosimilmente assemblati questi oggetti utilizzando elementi più o meno antichi assieme ad altri prodotti sul momento, per far fronte alle richieste del mercato collezionistico dell’epoca. Si deve inoltre quasi certamente ad André l’inserzione degli anelli sulla sommità delle custodie metalliche4

Tra i ritratti della Collezione Cerruti sono individuabili almeno tre mani diverse. Nessuna delle opere pare stilisticamente attribuibile ad Antonio Abondio per come è stata ricostruita a oggi la sua produzione, ma alcune potrebbero essere comunque antiche ed essere state eseguite da qualche ceroplasta influenzato dalla conoscenza della sua attività. Alcuni personaggi risultano riconoscibili, come Enrico IV di Francia (a), altri invece sono difficilmente identificabili; talvolta si tratta di repliche di ritratti già noti, come nel caso del personaggio maschile di tre quarti che indossa una pesante catena d’oro e un cappotto bordato di pelliccia (b), derivato dall’effigie di Jobst Friedrich Tetzel realizzata nel 1611 da Georg Holdermann (Museo Nazionale di Norimberga, inv. Pl.O.745). 

Per quanto riguarda le custodie metalliche qui in esame, le scene figurate e gli anelli sulla loro sommità sembrano essere stati realizzati nello stesso momento; si tratterebbe in questo caso di oggetti interamente creati dalla bottega di André, che imitano forse modelli più antichi. In particolare i coperchi di due delle capsule Cerruti riprendono le composizioni che ornano quelle della Collezione Abegg, raffiguranti una scena di caccia e un Ratto di Europa ispirato al celebre dipinto di Tiziano e ritenute cinquecentesche da Anna Jolly5. Soltanto uno studio comparato degli esemplari esistenti e della loro storia collezionistica potrebbe far luce sulla complicata questione della genesi di queste opere. 

Serena D’Italia 

 

1 Vasari 1966-1997, vol. I, p. 88; vol. IV, p. 630. 

2 Per una bibliografia esaustiva sull’artista si veda Dušková 2003, da integrare con i più recenti Jolly 2011 e Schir 2011. 

3 A. Daninos Una bella cera? Ritrattini in cera del Cinquecento tra collezionismo e falsificazione, in Ottani Cavina, Natale 2017, pp. 188, 193. 

4 Jolly 2011, p. 61; A. Daninos Una bella cera? Ritrattini in cera del Cinquecento tra collezionismo e falsificazione, in Ottani Cavina, Natale 2017, p. 195. 

5 Jolly 2011, pp. 47-62.