Placca di legatura con Cristo in Maestà
Orafo di Limoges e interventi moderni
1190-1200; XIX e XX secolo
Rame inciso e dorato; lega di bronzo, cesellata e dorata; smalto champlevé blu scuro, blu, turchese, verde scuro, verde chiaro, giallo, rosso e bianco
20 x 9,5 cm
Inv. 0616
N. Catalogo A544b
Il medaglione presenta una creatura ibrida: una scimmia alata con parte inferiore del corpo a squame (come di rettile); la coda termina con un fleuron, cioè un fiore a tre petali, da cui si sviluppa un tralcio vegetale che riempie il fondo della formella. Allo stesso ramo fiorito, derivato dal motivo del tralcio abitato di origine romanica, la scimmia alata si aggrappa: impugnandolo con la mano destra e attorcigliandovi il braccio sinistro. Il bordo, decorato da smalto, presenta un motivo a fogliette tripartite in metallo risparmiato.
Il medaglione appartiene alla celebre serie ottocentesca del coro della chiesa di San Sebastiano a Biella, le cui complesse vicende sono un’importante testimonianza della fortuna del Medioevo in Europa nella seconda metà del XIX secolo. I dossali del coro, realizzato nel 1546, vennero contestualmente impreziositi con una serie di medaglioni raffiguranti animali fantastici, in rame dorato e smalto champlevé, realizzati a Limoges nel primo quarto del XIII secolo e provenienti da uno dei preziosi scrigni del cardinale vercellese Guala Bicchieri (1160 c. - 1227)1. Tra questi, uno di essi presentava una scimmia alata, come documenta un calco positivo realizzato verso il 1870, oggi ancora conservato (Biella, Liceo Classico Giuseppe e Quintino Sella, Museo). Dopo questa data i medaglioni medievali fissati al coro vennero staccati, alienati e dispersi sul mercato antiquario tra Italia e Francia. Il medaglione con il soggetto iconografico che qui interessa confluì, dopo vari passaggi, nella Collezione Ernst Kofler-Truniger di Lucerna, poi nella Collezione Keir di Londra; dopo l’asta di questa raccolta (1997)2, si sono perse le tracce dell’opera, di cui non si conosce l’attuale ubicazione. Tuttavia, prima della vendita, gli artigiani delle Scuole Professionali di Biella, ubicate all’epoca proprio nei locali dell’abbazia di San Sebastiano, realizzarono delle copie di tutti i medaglioni originali, poi fissate ai dossali negli stessi spazi lasciati vuoti dai pezzi duecenteschi. Si conoscono ad oggi quattro esemplari con il soggetto iconografico della scimmia alata, tutti derivati dall’originale ex Collezione Keir: quello attualmente ancora in situ a Biella, un medaglione al Museum für Kunst und Külturgeschichte di Dortmund (inv. 1963, n. 3), uno al Museo Bodhan e Varvara Khanenko a Kiev e infine quello ora emerso nelle raccolte di Francesco Federico Cerruti. Come risulta dalle indagini diagnostiche mediante fluorescenza di raggi X effettuate a cura dell’Università di Torino3, sia il medaglione ora a Biella che quello in Collezione Cerruti sono realizzazioni dell’Ottocento: lo confermano la composizione chimica dello smalto (con quantità di piombo e cobalto non compatibili con i caratteri dello smalto limosino medievale e la presenza importante di arsenico, componente ignoto nel Medioevo), e il tipo di doratura, non a mercurio ma ottenuta con processo elettrochimico. Gli artigiani delle Scuole Professionali di Biella prima realizzarono dei calchi in gesso degli originali duecenteschi, quindi, tramite fusione, ricavarono da queste matrici le copie oggi sopravvissute; esse, oltre a riprodurre esattamente il modello di partenza (cioè il medaglione ex Keir, già di Guala Bicchieri), sono quindi assolutamente identiche tra loro4. La ripresa della tecnica medievale dello smalto champlevé, la vendita dell’intera serie dei medaglioni duecenteschi, la loro circolazione in ambito europeo (sette di essi sarebbero confluiti al Museo Civico d’Arte Antica di Torino, dodici al Louvre di Parigi e due pezzi singoli al Metropolitan Museum di New York) documentano tutti il grande favore di cui godevano a fine Ottocento, presso i collezionisti privati, gli objets d’art del Medioevo: come oreficerie, smalti di Limoges, avori, vetri, oggetti in cuoio e in metallo.
I passaggi collezionistici del medaglione restano da ricostruire. Acquistato a una fiera antiquaria, come ricorda la collaboratrice di Francesco Federico Cerruti Annalisa Polesello Ferrari, entra probabilmente in collezione intorno alla metà degli anni novanta, come attestano le fotografie degli interni della villa che lo mostrano allestito nello studio, sopra la scrivania a ribalta di Giovanni Battista Galletti (sch. p. 988).
Simonetta Castronovo
1 Castronovo 2014, pp. 118-135.
2 The Keir Collection 1997, lot. 41, p. 58.
3 Si rimanda a questo proposito a Agostino 2021, pp. 5-6.
4 L’unica differenza che si riscontra tra i quattro oggetti riguarda la finitura esterna del bordo, in metallo liscio: negli esemplari di Biella, Dortmund e Kiev essa presenta infatti un motivo a tratteggio a incisione, che è invece assente nel medaglione qui in esame.
