Piccolo Ushak a medaglione, detto «Tintoretto»
XVI secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
164 x 116 cm
Anno di acquisizione 1991
Inv. 0760
N. Catalogo A683
Provenienza
Bibliografia
Questo piccolo gioiello delle manifatture di Ushak, il più classico e il più bello dei tre di questa tipologia presenti nella Collezione Cerruti (si vedano anche N. Cat. A682 e A684), è un tappeto da preghiera, come fa supporre la lampada stilizzata nella parte alta del campo.
In effetti questi tappeti sono anche chiamati «preghiere a doppia nicchia» mentre il termine «Tintoretto» richiama l’uso di assegnare alle varie tipologie il nome di un pittore che li abbia raffigurati nei suoi dipinti. La denominazione più in uso internazionalmente è quella di «Piccoli Ushak a Medaglione», in riferimento ai grandi Ushak a medaglione centrale che furono tessuti in Anatolia occidentale a partire dalla fine del Quattrocento e continuarono a essere prodotti per almeno tre secoli, sia per uso locale sia per l’esportazione in Europa, dove se ne conservano molti esemplari con misure che vanno dai tre ai sei metri di lunghezza e oltre. A differenza dei loro «fratelli maggiori», che hanno un disegno modulare continuo, caratterizzato, oltre che dal grande medaglione centrale, da porzioni di medaglioni secondari disposti ai lati del campo e intersecati dalla bordura, i piccoli tappeti come questo presentano un effettivo pattern centralizzato con il piccolo medaglione di forma esagonale che galleggia sul campo rosso privo di decorazioni, a parte la lampada sopracitata. I cantonali generati dal profilo della doppia nicchia sono decorati con arabeschi stilizzati e motivi a nuvola (o a nastri di nuvola, cloudband in inglese, come si usa chiamarli) delineati in giallo ocra, mentre la bordura a fondo blu presenta, in questo caso, un motivo tra i più classici: a meandro di foglie arcuate che racchiudono palmette stilizzate, analogo a quello della bordura dell’esemplare precedente (N. Cat. A682). In questo caso il motivo della bordura appare più fittamente disegnato, anche per una maggiore densità di annodatura, ed è accompagnato da due cornici minori di diversa ampiezza, più stretta quella interna e più larga quella esterna. Bisogna notare che è molto raro trovare tappeti di quest’epoca che conservino ancora intatte le cornici esterne e addirittura, come in questo caso, una buona parte del kilim di finitura alle testate, tessuto in giallo su orditi tinti in rosso. In realtà gli orditi, che corrono longitudinalmente per tutta la lunghezza del tappeto, sono di norma di colore avorio, ma venivano tinti in rosso all’altezza della bordura per una profondità di circa 20-30 cm: una caratteristica tecnica unica dei manufatti di Ushak di questo gruppo e del gruppo transilvano che, quando presente, costituisce garanzia di autenticità. Il tappeto proviene dalla prestigiosa collezione del console Bernheimer di Monaco di Baviera, pubblicata nel 1959, ma risulta che sia stato venduto subito dopo la morte del proprietario avvenuta nel 1960, comparendo poi nel corso degli anni in varie vendite all’asta.
È considerato uno degli esemplari più belli di questa tipologia per la particolare finezza della tessitura e la brillantezza dei colori, probabili indici di una manifattura di eccellenza, forse legata alle produzioni di corte.
Alberto Boralevi
