Piccola specchiera
Giovanni Galletti (attribuito)
55,5 x 40 x 1,7 cm
Inv. 0341
N. Catalogo A296
Descrizione
Provenienza
Esposizioni
La struttura è in pioppo, l’impiallacciatura in amaranto, palissandro, bosso, avorio inciso. L’arredo ha forma di scudo, sormontato da un cornicione sul quale si adagiano due serti di fiori ai lati di una conchiglia intarsiata. È coronato da un vistoso lobo in cui si accampa un’altra conchiglia di Santiago, mentre una terza, capovolta, conclude la sagoma verso il basso. Il dorso della specchierina è stato tirato a lucido in epoca successiva.
È stata pubblicata due volte, entrambe dallo scrivente1, al quale peraltro non era stata data la possibilità di esaminarla a fondo. Ora da uno studio più documentato emergono nuovi elementi. La firma tracciata a inchiostro sul dorso non è autografa dell’ebanista, come si evince dal confronto con le altre sicuramente sue vergate in calce alle note di pagamento.
Della specchierina non si è reperita traccia nei documenti finora noti di pagamento a Giovanni Galletti da parte della Real Casa, sia in quelli pubblicati da Giancarlo Ferraris2, sia negli ulteriori reperiti dallo scrivente: il caso tuttavia non è infrequente.
Purtroppo i numeri di inventario di Dotazione della Corona punzonati sul dorso non trovano corrispondenza negli Inventari dei Reali Palazzi conservati nell’Archivio di Stato di Torino. La ricerca è stata condotta a tappeto da Chiara Accornero in funzione di questo studio su otto Inventari del Palazzo Reale di Torino, a partire da quello del 1807; quattro del Castello di Moncalieri e due de La Venaria-La Mandria. I numeri stampigliati sul dorso della specchierina non esistono, oppure corrispondono ad altri oggetti. In conclusione: fino a prova contraria sia la firma che i punzoni sono da ritenersi non originali, e molto problematica l’attribuzione a Galletti. Non si nota nella specchierina la freschezza inventiva che pochi anni prima aveva ispirato l’ebanista nella scrivania e nei tavolini di Stupinigi (1775 e 1776), né alcun accenno al Neoclassicismo che si stava affermando a Torino e di cui Galletti avrebbe dato un saggio tre anni dopo nel secrétaire per Vittorio Amedeo III ora nel Palazzo Reale di Genova (1784). Un riferimento stilistico per gli intarsi può reperirsi nella specchiera da toilette conservata in Palazzo Madama con il n. di inventario 1448/L, attribuita da Arturo Midana e Vittorio Viale a Piffetti, da Luigi Mallé alla bottega3: arredo che nella forma ricalca uno specchio da tavolo di Boulle per la duchessa di Berry conservato nella Wallace Collection. Un altro di forma simile è conservato nella Collezione Rothschild a Waddesdon Manor. La specchierina della Collezione Cerruti appartenne, come attesta l’etichetta cartacea, alla raccolta di Anna Bonomi Bolchini (1910-2003), titolare a Milano di un vero e proprio impero edilizio, industriale e finanziario. Una parte dei suoi arredi fu poi dispersa in asta. È da notare che nelle proprietà Bonomi Bolchini rientrava la Villa dei Laghi nel Parco di La Mandria, per acquisto dai Medici del Vascello nel 1980. L’edificio ottocentesco fu radicalmente rimaneggiato sia negli esterni che negli interni dall’architetto Renzo Mongiardino e riarredato (i mobili precedenti erano ancora in gran parte quelli realizzati da Gabriele Capello per Vittorio Emanuele II). I Bonomi Bolchini ne conservarono la proprietà fino al 1995, allorché passò alla Regione Piemonte nel quadro della riacquisizione pubblica della tenuta di La Mandria. Potrebbe essere una traccia per spiegare la presenza della specchierina nella collezione milanese.
Roberto Antonetto
1 Antonetto 2010, vol. I, p. 290; Venaria Reale 2018, pp. 245-246.
2 Ferraris 1992, pp. 231-247.
3 Midana 1924, p. 172, fig. 322; Torino 1963a, vol. III, p. 24, sch. 44 e tav. 49a; Mallè 1972, p. 159 e fig. 240.
