Piatto, Trionfo di Venere

Cerchia di Nicola da Urbino

1530-1535
Maiolica
diam. 26,4 x 2,8 cm


Inv. 0638
N. Catalogo A560


Descrizione

Provenienza

Bibliografia

Venere, che tiene nella mano destra una fiammella, è seduta su un carro trainato da due cigni ed è accompagnata da amorini portanti faretre e fiaccole accese. La scena si staglia su un fondo quasi nero, che sfuma nel giallo e in una cortina di nuvole lungo il bordo. Il retro, smaltato, ha tre anelli in rilievo lungo il bordo. Gli anelli e i profili del cavetto sono dipinti in giallo. 

Nell’inventario manoscritto della Collezione Cerruti del 1993, il piatto risulta collocato nel salone ed è attribuito a «Pellipario», nome con cui erroneamente si indicava Nicola da Urbino. La nota precisa che «faceva parte del servizio matrimoniale di Federico Gonzaga», con riferimento al servizio realizzato da Nicola intorno al 1533 per Federico Gonzaga e la moglie Margherita Paleologo in cui due piatti recano le raffigurazioni del Carro di Giunone (Londra, Wallace Collection) e del Carro di Marte (Faenza, Mic). Altri piatti riconducibili alla mano di Nicola sono dipinti con le rappresentazioni dei pianeti secondo le incisioni di Gabriele Giolito, pubblicate nel 1533 a Venezia: un piatto con il Carro di Diana (Sèvres, Musée National de la Céramique) e uno con il Carro di Apollo (Londra, Victoria and Albert Museum)1

Il piatto della Collezione Cerruti, pur presentando affinità con queste opere, se ne distacca per la composizione e per lo stile. A parte generici riferimenti a un’incisione di Marcantonio Raimondi da Raffaello, nota come Quos Ego, e a una di Giulio Bonasone con il Carro di Venere e Cupido, non sono stati trovati puntuali riferimenti a fonti incisorie. Si vedano le considerazioni fatte a proposito del piatto con il Carro di Venere di Washington, National Gallery2. Al soggetto legato al Pianeta si aggiungono motivi derivati dai trionfi petrarcheschi, come il fuoco associato a Venere e agli amorini. 

Cristina Maritano 

 

1 J. V. G. Mallet, Nicola da Urbino and Francesco Xanto Avelli, in Xanto 2007, pp. 233-234. 

2 T. Wilson, in Western Decorative Arts 1993, p. 120, n. 2; E. P. Sani, in Deruta 2004, n. 75. 

Fig. 1. Il retro del piatto.