Piatto «tondino» con scena allegorica o mitologica
Francesco Xanto Avelli
Urbino
1531
Maiolica con lustro oro e rosso
diam. 20 x 3,5 cm
Inv. 0615
N. Catalogo A545
Descrizione
Sul piatto sono raffigurati una donna e un uomo seduti, l’una con un bastone tenuto con la mano sinistra e l’altro con un libro sulle ginocchia, sullo sfondo di un paesaggio attraversato da una cinta di mura. In alto nel cielo è dipinto Cupido in volo con due frecce in mano. Tutte e tre le figure sono tratte dall’incisione di Marcantonio Raimondi raffigurante il Parnaso di Raffaello, affrescato nella Stanza della Segnatura in Vaticano, una stampa ripetutamente utilizzata nella copiosa produzione di Francesco Xanto Avelli. Gli adattamenti messi in atto da Xanto riguardano la sostituzione delle corone d’alloro di Cupido con due frecce e della tromba della Musa con un bastone, nonché l’assenza della penna in mano al giovane.
Il soggetto del piatto non è indicato in una legenda sul retro, come spesso accade nelle opere di Xanto: si può ipotizzare una scena mitologica oppure una rappresentazione allegorica. Le frecce in mano a Cupido sembrano indicare che si stia accingendo a far scoccare l’amore fra l’uomo e la donna. Il tondino è un piatto di piccole dimensioni, con cavetto profondo e tesa larga. Fu una delle forme predilette da Xanto, che ne dipinse decine di esemplari.
Xanto, nato a Rovigo ma trasferitosi a Urbino entro il 1530, quando è documentato per la prima volta, è una delle figure più interessanti della storia della maiolica rinascimentale. Fu anche poeta e compose dei sonetti per il duca di Urbino. Non possedette mai una propria bottega, ma fu pittore estremamente prolifico. Sono note più di 420 opere ancora esistenti. La maggior parte di esse, più di trecento, sono firmate, fatto eccezionale per un pittore di maioliche. Per la sua produzione si servì in abbondanza e con disinvoltura delle incisioni che circolavano sul mercato, in particolare di quelle di Marcantonio Raimondi e della scuola di Raffaello1. Tra il 1524 e il 1525 e poi tra il 1528 e il 1529 alcuni piatti attribuibili a Xanto sono lustrati e marcati nella bottega di Maestro Giorgio a Gubbio. Giorgio Andreoli, anch’egli originario del nord Italia, si era da tempo specializzato nella decorazione a lustro, oro e rosso, una tecnica di origine islamica che consentiva di conferire riflessi iridescenti alle maioliche, già dipinte e cotte, grazie all’utilizzo di ossidi metallici (rame e argento) e a una cottura a bassa temperatura in atmosfera riducente. È stata fatta l’ipotesi che i piatti con la marca della bottega di Maestro Giorgio siano stati dipinti da Xanto direttamente nella bottega eugubina, piuttosto che dipinti a Urbino e trasportati a Gubbio per essere lustrati. Nel caso del piatto della Collezione Cerruti, invece, come in altre opere degli anni trenta, il piatto è firmato da Xanto come dipinto a Urbino e resta aperta la questione se il lustro sia stato dato a Urbino o a Gubbio. In ogni caso, il 1531 risulta l’anno in cui Xanto inizia a firmare con assiduità e con l’attributo «rovigiense». Un terzo delle opere realizzate in quell’anno risultano lustrate.
Cristina Maritano
1 Mallet 2007; J.V.G. Mallet, Nicola da Urbino and Francesco Xanto Avelli, in Xanto 2007, pp. 199-250; E. Sani, Per un catalogo delle opere attribuibili a Xanto: una ricognizione della sua produttività e sul suo complesso apparato figurativo, linguistico ed erudito, in Xanto 2007, pp. 181- 198; Wilson T. 2018, pp. 217 e sgg.
Fig. 1. Il retro del piatto.

