Orologio da mensola con il Ratto di Europa

1755-1760
Bronzo cesellato e dorato e bronzo brunito, smalto
48 x 38 x 20 cm


Inv. 0430
N. Catalogo A381


Descrizione

Bibliografia

Il quadrante tondo è fissato sulla groppa di un toro ed è presentato da tre figure femminili in un tripudio di nastri e ghirlande fiorite. La scena allude al mito della principessa Europa, figlia del re Agenore. Un giorno Zeus notò la giovane insieme alle sue ancelle mentre si bagnava sulle rive del mare in Fenicia, e se ne innamorò. Per non intimorire le fanciulle, il dio assunse la forma di un toro bianco e si mise a pascolare l’erba del prato, mansueto, tanto che esse si misero ad accarezzarlo ed Europa gli salì in groppa. Allora il toro spiccò un balzo e cominciò una lunga corsa fino all’isola di Creta, dove riprese le sue sembianze e dichiarò il suo amore alla principessa, facendo scendere dal cielo le Ore, sue ancelle. Dalla loro unione nacquero Minosse, Radamanto e Sarpedonte.

Il soggetto godette di ampia fortuna nella pittura a partire dal Cinquecento con gli esempi di Tiziano, Paolo Veronese, Tiepolo e Sebastiano Ricci. All’inizio del Settecento ne ricavarono immagini bucoliche di grande leggerezza molti artisti francesi, tra cui Jean-François De Troy, François Boucher e Nöel Nicolas Coypel, con spunti interessanti anche per le arti preziose che ne seppero sfruttare le potenzialità decorative1.

Il quadrante è firmato da Frédéric Duval, formatosi a Parigi nell’atelier di François Béliard, documentato nel 1778 in rue Mazarine e dal 1781 in rue Jacob. Duval utilizzava le casse dei migliori bronzisti francesi dell’epoca, del calibro dei Saint Germain, Morlay, Poisson e degli Osmond. La firma «Osmond» rimanda a Robert Osmond, che nacque a Canisy nel 1711 e divenne mastro bronzista a Parigi nel 1746. La sua bottega ebbe molta fortuna e nel 1761 si spostò in rue Macon. Con Robert lavorava anche il nipote Jean-Baptiste Osmond (1742 – post 1790), e talvolta non è facile distinguere di quale dei due si tratti. Robert si ritirò nel 1775 e morì nel 1789, mentre Jean-Baptiste andò incontro ad alcune difficoltà economiche e nel 1784 dovette chiudere l’attività. Negli anni sessanta del Settecento dalla bottega degli Osmond uscirono oggetti di gusto rocaille, ma dal decennio successivo la produzione si indirizzò verso un più aggiornato stile neoclassico.

Per il carattere spiccatamente rocaille dell’ornato, il Ratto di Europa si colloca nella fase iniziale della produzione di Robert Osmond, intorno al 1755-1760. La composizione, che per la figura del toro si avvale di un modello di Giambologna di ispirazione classica, riscosse un ottimo successo, che investì anche gli orologi retti da elefanti, rinoceronti, orsi, cavalli, cammelli e altri animali. Si conoscono infatti altri orologi simili alla pendola Cerruti, e ne sono noti almeno quattro con la firma di Osmond stampata sulla base. Uno su base di marmo, con movimento di Viger, presentato nel 1912 a Parigi alla vendita della collezione di Lucien Surmont2; un altro comparso all’asta della raccolta di Madame de Polès nel 1936, sempre con movimento di Viger3; un terzo nella collezione di Edward Arnold con meccanismo di Boucher4, e un orologio delle collezioni reali inglesi al Castello di Windsor, firmato da Robert Osmond (inv. RCIN 30424)5. Inoltre, un orologio con firma parziale «OS» si trova allo Schloss Johannisburg ad Aschaffenburg (Germania)6.

Sono poi molto simili alla pendola Cerruti, senza la firma di Osmond, l’orologio conservato al Getty Museum di Los Angeles, realizzato intorno al 1763, con la cassa attribuita a Robert Osmond e il movimento costruito da Étienne II Le Noir in collaborazione con il figlio Pierre Étienne Le Noir (inv. 73.DB.85)7, una pendola al Nymphemburg di Monaco, con meccanismo firmato «Millot horloger du Roy à Paris», una pendola firmata «St. Germain» con quadrante di Gilles l’Aîné, di proprietà del Musée du Louvre (Inv. OA 5168)8, un’altra pendola con firma Saint Germain e Viger, e stemma dell’imperatrice russa Caterina la Grande impresso sul retro9, e altri orologi passati sul mercato antiquario negli ultimi decenni10.

La pendola Cerruti crea nella stessa raccolta un curioso pendant con un calamaio in bronzo dorato, anch’esso firmato da Osmond, che poggia su una base analoga a volute fogliate, sulla quale si aprono due corolle come contenitori, accanto a cui si dispongono un personaggio abbigliato alla turca, un cerbiatto e uno scoiattolo11. La figura del turco è derivata da un altro orologio di Osmond che rappresenta l’allegoria della libertà del commercio attraverso la Fortuna e mostra il ritratto di Cesare protettore della marina e degli scambi con l’Oriente12. Anche di questo orologio esistono versioni diverse, in una delle quali Cesare è sostituito da Luigi XVI (1775, cassa firmata da Nicolas Bonnet)13. Accanto alla Fortuna, il turco offre una piccola scatola, probabilmente di spezie, e reca in mano un remo.

Clelia Arnaldi di Balme

 

1 Niehüser 1999, pp. 33-35.

2 Catalogue des objets d’art 1912, lot. 100, p. 34.

3 Catalogue des objets d’art 1936, lot. 151.

4 Rutter 1921, n. 11.

5 Harris, Bellaigue, Millar 1968, p. 200; Verlet 1987, pp. 204-205, n. 234; www.rct.uk/collection/30424/mantel-clock

6 Ottomeyer, Pröschel 1986, vol. I, p. 125, n. 2.8.7.

7 Wilson G. 1996, pp. 102-107, n. 14.

8 Tardy 1981, vol. I, p. 289; Kjellberg 1997, pp. 132-133; Ottomeyer, Pröschel 1986, vol. I, p. 125, fig. 2.8.8.

9 Wannenes 1991, p. 54.

10 Wilson G. 1996, p. 106, e tra i più recenti quello in The Collection of Drue Heinz 2019, lot. 30, con cassa firmata Thiery.

11 R. De L’Espée, Die Osmond, ein Familienbetrieb und seine Produktion, in Ottomeyer, Pröschel 1986, p. 542, n. 3.

12 Tardy 1981, vol. II, pp. 108-109; Kjellberg 1997, p. 270, fig. A.

13 Ottomeyer, Pröschel 1986, vol. I, p. 197, n. 3.13.7.