Nello studio di un pittore

Giovanni Battista Quadrone

1876
Olio su tavola
13 x 19 cm
Anno di acquisizione ante 1983


Inv. 0836
N. Catalogo C10


Provenienza

Esposizioni

Bibliografia

Nulla interrompe il momento intimo della contemplazione, tanto che anche la pipa fumante rimane inutilizzata. 

 

 

Giovanni Battista Quadrone1 eseguì questo piccolo dipinto nel 1876, anno in cui iniziò la fruttuosa collaborazione con il gallerista Luigi Pisani. Lo studio d’artista, un topos classico più volte scelto dai pittori per descrivere se stessi, conobbe una particolare fortuna nell’Ottocento2, ma in questo caso Quadrone gioca con il motivo tradizionale introducendo alcune variazioni. Di solito infatti il soggetto di questo genere di dipinti è l’artista all’opera, abitualmente rappresentato con il pennello in mano intento a realizzare un capolavoro, invece Quadrone presenta qui un uomo in elegante abito nobiliare, potrebbe anche essere uno scienziato3, seduto con le gambe distese e assorto nella contemplazione pensosa di un dipinto raffigurante due cani. 

L’artista non descrive quindi l’atelier come luogo di produzione ma come luogo di ricezione contemplativa; inoltre raffigura in maniera velata l’antico motivo della competizione tra le arti, vinta in questo caso dalla pittura i cui mirabili effetti superano il fascino della musica e della letteratura: infatti un violino giace abbandonato sul pavimento e un libro rimane chiuso sul leggio metallico a volute. Nulla interrompe il momento intimo della contemplazione, tanto che anche la pipa fumante rimane inutilizzata. Oggetto di questa intensa osservazione è una tela raffigurante due cani, un doppio ritratto con le teste su uno sfondo scuro. Questo dettaglio dimostra che l’atelier raffigurato appartiene allo stesso Quadrone: sappiamo infatti che il quadro esiste davvero, eseguito dall’artista nel 1872, e si intitola Pluck e Bordeaux4. Il dipinto, come pure il suo duplicato nell’atelier, è caratterizzato da una pennellata particolare, molto diversa da quella fine e liscia usata per la preziosa marsina indossata dall’uomo seduto. Per meglio rendere la consistenza della pelliccia crespa dei cani, la pennellata è molto più densa e la rappresentazione dei due animali è così magistrale e realistica che il nobiluomo trascura del tutto il cane vivo e vegeto accucciato a terra. 

Oltre alla diversa applicazione del colore, il metodo di lavoro e la grande preparazione di Quadrone sono evidenti anche nei numerosi oggetti sparsi in tutta la stanza e in particolare nei disegni di animali fissati alla parete. Uccelli impagliati, scheletri e zampe tagliate sottolineano il motivo per cui Quadrone è stato spesso soprannominato il «Meissonier italiano»5, da Ernest Meissonier, pittore noto per il suo minuzioso realismo, che Quadrone potrebbe aver conosciuto negli anni settanta dell’Ottocento durante la sua permanenza a Parigi. Gli schizzi su carta appesi alla parete evidenziano l’ampia gamma di competenze di Quadrone, il quale non fu soltanto un pittore eccezionale, ma anche un ottimo disegnatore in grado di conferire profondità plastica e vitalità alle figure usando la matita sfumata. In maniera indiretta, con quest’opera Quadrone esibisce le proprie competenze presentandosi come disegnatore, pittore di animali e di figura e come maestro della pittura di genere. Non soltanto dà così un’idea del suo lavoro ma presenta anche gli effetti delle sue opere sugli acquirenti. La rappresentazione dell’uomo rapito nella profonda contemplazione del dipinto dei cani riflette la speranza dell’artista riguardo alla percezione della propria arte. La presenza di Quadrone come artista è poco visibile nel dipinto, se non per la tavolozza con i pennelli posata con cura su un tavolino laterale. 

Veronica Peselmann 

 

1 Torino 2002, pp. 181, 182; Marini 1998, vol. I, pp. 128-138.

2 Bonnet 2012; M. Diers, atelier/réalité. Von der Atelierausstellung zum ausgestellten Atelier, in Diers, Wagner 2010, S. 1-21.

3 Una figura con vestito e parrucca simili compare nel dipinto intitolato Il Geografo, olio (su tela?), 25 x 18 cm, 1876, collocazione sconosciuta.

4 G. B. Quadrone, Pluck e Bordeaux, 1872, olio su tela, 42 x 53 cm. Moncalieri, collezione privata.

5 Marini 1998, vol. I., p. 129.