Mobile a sei gambe, con cinque cassetti e sportello rientrato in nicchia

Pietro Piffetti

Torino

1725-1750
89 x 127 x 60 cm


Inv. 0344
N. Catalogo A298


Descrizione

Provenienza

La struttura è in pioppo e noce, l’impiallacciatura in palissandro e legno violetto, con intarsi in avorio, madreperla, ebano e ottone. La forma arieggia alle cosiddette mazzarine, ma ha sei gambe ricurve anziché otto a forma di pilastrino, un’architettura che si ritrova nelle due scrivanie di Pietro Piffetti della Collezione Rothschild a Waddesdon Manor1, nonché in un’altra anonima ricoperta di marqueterie di Augusta nella stessa collezione, e in un’altra ancora, analoga, negli appartamenti della Basilica di Superga. Sorprendente il fatto che le gambe non siano un tutt’uno con i montanti, ma assicurate al corpo del mobile con grossi chiodi (d’epoca). La scrivania è curvilinea sia frontalmente che sui fianchi e presenta un impianto decorativo basato sull’accostamento fra rocailles e fiori, con largo impiego di nastri in ottone. Le gambe terminano con riccioli risvoltati. Quattro formelle presentano in avorio inciso raffigurazioni di putti intenti a opere di artigianato, precisamente alla fabbricazione di frecce per Cupido. Nella formella del piano, sei amorini fucinano le punte; sullo sportello, un putto le rifinisce alla mola; sul fianco sinistro, vengono tornite le aste e, sul fianco destro, due putti armati di scure e sega stanno sgrossando tronchetti per ricavarne le frecce. 

Le scenette sono uguali a quelle che si ritrovano su tre mobili di Piffetti, tutti appartenenti al Museo Accorsi-Ometto di Torino. 

Fig. 1. Nel coperchio della scrivania sono sommati due disegni utilizzati anche nei fianchi del grandioso mobile a due corpi di Piffetti conservato nel Museo Accorsi-Ometto di Torino.

La raffigurazione dei puttini forgiatori sul piano della scrivania Cerruti è ottenuta con la fusione delle due che appaiono sui fianchi del corpo inferiore della grandiosa e celebre scrivania con scansia di Piffetti firmata e datata 1738: i tre infanti di sinistra sono gli stessi del fianco destro della scrivania Accorsi, i tre di destra corrispondono al fianco sinistro della scrivania stessa (fig. 1). Come è stato più volte rilevato, il procedimento di fusione, prelievo parziale e rimescolamento delle immagini era abituale nel grande ebanista allorché attingeva dalle incisioni. 

Le scenette sullo sportello e sui fianchi del mobile Cerruti sono le stesse che appaiono in tre dei quattro medaglioni degli armadi pensili di Piffetti acquisiti al Museo Accorsi-Ometto con la donazione Volpi Ottolini nel 2009: sono tratte da L’Art de tourner en perfection dell’abate Charles Plumier, pubblicato a Lione nel 17012 (fig. 2). L’utilizzo delle stesse matrici per i due arredi non significa ovviamente che le raffigurazioni siano identiche alla lettera. Soprattutto, non significa che siano state realizzate dalla stessa mano: nel nostro caso si tratta di due incisori diversi. Quanto alle stampe d’origine, sono facilmente individuabili le fonti dei medaglioni dei pensili Accorsi e quindi dello sportello e dei fianchi della scrivania Cerruti: si tratta della gravure a p. 1 del citato volume di Plumier (fig. 3). 

Fig. 2. Sullo sportello e sui fianchi della scrivania sono replicate con varianti le raffigurazioni che si ritrovano sulle ante di due armadi pensili di Piffetti conservati nel Museo Accorsi-Ometto di Torino.

Al contrario, è finora senza esito la ricerca dell’iconografia diretta degli amorini sul piano della scrivania, la stessa che si trova sul coperchio del cofanetto da toeletta firmato e datato «Petrus Piffetti fecit et schulpi Taurini 1738» esposto nella Reggia di Venaria. Il tema degli amorini metallurgici, di pompeiana memoria, appare in una incisione di Charles Augustin Duflos (1715- 1786), Le Feu, tratta da François Boucher e conservata al British Museum di Londra e in un’altra di Louis Desplaces (1682-1739) da Charles-Antoine Coypel (1694- 1752) appartenente alla Biblioteca Municipale di Valenciennes. Putti fabbri si trovano anche in una delle composizioni decorative degli Ornemens di Berain. In nessuna di queste fonti tuttavia è ravvisabile la fonte diretta di Piffetti3

Come già detto, nella scrivania Cerruti l’ottone è impiegato in misura vistosa, assai più di quanto si riscontri in ogni altro mobile in cui il Regio Ebanista utilizza questo metallo, per esempio in un pregadio di Palazzo Reale e in un inginocchiatoio di Stupinigi4. Nella scrivania è disposto a strisce larghe che appiattiscono le volute, privandole della tridimensionalità conferita dalle ombreggiature del tratteggio inciso nell’avorio. Ciò appare ancor più evidente nella formella del piano, di dimensioni anomale rispetto al consueto rapporto piffettiano fra cartigli e fondali lignei. 

Proprio sul piano si riscontra il più pesante dei rimaneggiamenti subiti dal mobile: si tratta del graticcio che occupa a raggiera la formella, a mo’ di cervellotico pergolato o vago soffitto a cassettoni, venuto a deturpare il cielo di ebano in origine sicuramente uguale a quello delle altre formelle. L’inserimento, in acero, è piuttosto grossolano: che sia opera della bottega di Piffetti è impensabile. Da notare inoltre che ben 24 dei piccoli riquadri formati dal graticcio non sono più in ebano, ma in noce. 

Il mobile ha subito un altro intervento invasivo: decine di piccoli chiodi sono stati infissi sia nell’ottone che nell’avorio per fissarne i sollevamenti. Ancora: una vecchia pulizia impropria ha causato ingiallimenti massicci dell’avorio e aloni verdastri debordanti dall’ottone. Il restauro, eseguito nel laboratorio di Gherardo Franchino, recuperando per quanto possibile le tonalità originarie dei vari materiali, ha permesso di riscoprire la buona qualità dell’incisione nell’avorio. Nell’insieme, l’arredo ha recuperato una luminosità assai più appagante per la vista. 

In conclusione, è da ritenersi che la scrivania, certamente uscita dal laboratorio di Piffetti, come prova l’uso del materiale figurativo sopra illustrato, sia opera di bottega. 

Roberto Antonetto 

 

1 De Bellaigue 1974, pp. 566-573; Antonetto 2010, vol. I, pp. 193-195. 

2 La donazione Volpi Ottolini 2009; Antonetto 2010, vol. I, pp. 174-179; A. Tosa, in Venaria Reale 2018, pp. 223-224. 

3 In tema di amorini artigiani, è da segnalare l’incisione di amorini falegnami nella planche 50 del primo volume di André-Jacob Roubo, Parigi 1769 (Berthault sculp.). 

4 Le immagini in Antonetto 2010, vol. I, pp. 169-174. L’ottone a nastri e fregi è usato anche da Prinotto, in una scrivania in collezione privata: si veda ibid., pp. 89-95. 

Fig. 3. La fonte diretta delle raffigurazioni di puttini artigiani illustrate nell’immagine precedente. È un’incisione del volume L’Art de tourner en perfection di Charles Plumier, pubblicato a Lione nel 1701.