Missale
Napoli
1355 c.
208 x 146 mm
Inv. 0754
N. Catalogo A676
Descrizione
Provenienza
Bibliografia
Messale, Napoli, 1355 c.
I due stemmi che compaiono sul margine inferiore dei ff. 1 e 105v sono costituiti da un leone rampante azzurro su fondo argentato e sono stati ricondotti alla famiglia fiorentina degli Acciaiuoli, influente presso la corte napoletana degli Angiò. Nella figura del domenicano in preghiera raffigurato sia nell’iniziale A a f. 1 sia ai piedi della Crocifissione a f. 105v si è riconosciuto Angelo del Monte Acciaiuoli (1298-1357), cugino di Niccolò Acciaiuoli, frate del convento fiorentino di Santa Maria Novella: divenuto vescovo dell’Aquila e poi di Firenze, dal 1349 ricoprì la carica di cancelliere alla corte angioina e alcuni anni dopo, dal 1355, quella di vescovo di Montecassino residente a Napoli1. Il fatto che ai piedi della Crocifissione il domenicano compaia con la mitra posata a terra permette di situare la realizzazione del manoscritto intorno al 1355, anno della sua nomina a capo della diocesi cassinese, a cui si collegherebbe anche la presenza della figura di un santo monaco, probabilmente san Benedetto, tra i racemi della bordura di f. 1.
La decorazione del manoscritto si colloca nell’ambito della miniatura napoletana del secondo terzo del Trecento che ruota intorno alla figura di Cristoforo Orimina, al quale, grazie alla sottoscrizione della Bibbia di Malines (Lovanio, Universiteitsbibliotheek, Maurits Sabbebibliotheek, ms. 1, f. 308v), è stato possibile riferire una serie di opere tra le più notevoli della miniatura di età angioina2. La caratteristica struttura decorativa di f. 1, danneggiato dalle abrasioni, è ad esempio ripresa nel più tardo Messale realizzato a Napoli per il canonico Nicola Giovanni Riccardi de Riccardinis, morto nel 1368 (Avignone, Bibliothèque Municipale, Ms. 138, f. 11)3. Dallo stile più pacato e di chiara matrice giottesca delle opere riunite intorno a Orimina si distanzia invece la scena della Crocifissione del Messale Acciaiuoli: le figure allungate, caratterizzate da una più marcata componente gotica ed espressionistica, appartengono a uno dei diversi collaboratori del miniatore napoletano, un artista di matrice forse centroitaliana (umbra?), considerato negli studi accanto ad altri miniatori vicini al maestro4, ma la cui attività non è riconoscibile altrove.
Fabrizio Crivello
1 D’Addario 1960, pp. 76-77.
2 Perriccioli Saggese 1997, pp. 870-871; Id. 2004, pp. 839-840; Id., Christophoro Orimina: An Illustrator at the Angevin Court of Naples, in Watteeuw, Van der Stock 2010, pp. 113-125; Id. 2013, pp. 494-497.
3 M.-C. Léonelli, scheda s.n., in Avignone 1993, pp. 32-36; F. Manzari, cat. 135, in Roma 2009b, pp. 303-305.
4 Freuler 2013; A. Improta, Manoscritti miniati per nobili e ufficiali del regno angioino, con alcune novità per la miniatura a Napoli in età durazzesca, in Mathieu I., Matz 2019, pp. 315-350; F. Manzari, Un nuovo foglio miniato della bottega Orimina, un Graduale smembrato e la figura di un anonimo miniatore napoletano del Trecento, in Storie di Artisti. Storie di Libri 2008, pp. 293-312; Manzari 2010, pp. 116-138.


