Libro d'Ore in latino e francese all'uso di Parigi

Parigi

1380-1400 c. (ff. 1-143v) e 1415 c. (ff. 144-161)
172 x 121 mm


Inv. 0750
N. Catalogo A665


Descrizione

Provenienza

Bibliografia

Libro d’Ore in latino e francese all’uso di Parigi, Parigi, 1380-1400 c. (ff. 1-143v) e 1415 c. (ff. 144-161)

La decorazione secondaria, ovvero le iniziali e i margini decorati, di questo raffinato Libro d’Ore riconduce alla produzione parigina intorno al 1380-1390, e le prime 14 miniature del manoscritto, a partire dall’Annunciazione (f. 18), sembrano essere state imbastite (ad esempio nella decorazione dei fondali ai ff. 122 e 129) dal Maître du Policratique de Charles V, un miniatore che fu assai in voga a Parigi tra il 1366 e il 1403 circa e richiesto da diversi membri della corte dei Valois, tra cui il re Carlo V per il quale l’artista eseguì nel 1372 la sua opera eponima (Parigi, Bibliothèque nationale de France, ms. fr. 24287)1

Per ragioni ignote, queste 14 miniature furono lasciate interrotte e portate a termine da una seconda mano. La pagina con l’Annunciazione, posta ad apertura del Mattutino nelle Ore della Vergine, presenta l’iniziale «D», di «Domine labia mea aperies» con la pergamena lasciata a vista, allo scopo di ricevere lo stemma del primo o prima proprietario/a del manoscritto, che non è necessariamente da riconoscere nella committente, una ricca borghese di identità sconosciuta verosimilmente vedova (come denuncerebbero i colori del suo abito), raffigurata a f. 144 (si noti che l’Obsecro te ai ff. 137-140 è al maschile). La miniatura a f. 144, che rappresenta una Engelspietà circondata dagli strumenti della Passione, è stata infatti aggiunta più tardi rispetto alla prima campagna decorativa che interessò il volume. Essa può essere attribuita al cosiddetto Maître des Heures Mazarine, una sorta di alter ego del Maître du Maréchal de Boucicaut, che dominò la scena artistica parigina nel primo quarto del xv secolo2. Il tema del Cristo morto sostenuto sulla tomba da uno o due angeli, indicato come «Pitié Nostre Seigneur» nei documenti dell’epoca di Carlo V e Carlo VI, e che nel Libro d’Ore della Collezione Cerruti apre la preghiera Deus qui voluisti dedicata al Redentore, fu assai diffuso nelle più svariate tecniche dell’arte prodotta nella capitale francese tra xiv e xv secolo3, tra cui ad esempio, per rimanere nell’ambito dei manoscritti miniati, il Libro d’Ore di Jeanne Bessonneau, opera tardiva del Maître de Boucicaut (Parigi, Bibliothèque nationale de France, ms. lat. 1161, f. 27)4

Giovanna Saroni 

 

1 Il manoscritto è digitalizzato: https://archivesetmanuscrits. bnf.fr/ark:/12148/cc785051. Sul Maître du Policratique de Charles V (forse identificabile con Antoine de Compiègne) si vedano F. Avril, Le parcours exemplaire d’un enlumineur parisien à la fin du XIVe siècle. La carrière et l’oeuvre du Maître du Policratique de Charles V, in Fleith, Morenzoni 2001, pp. 265-282; F. Avril, E. Tab uret-Delahaye, Persistances et traditions dans la création artistique, in Parigi 2004a, pp. 45-46. 

2 Sono stati François Avril e Gabrielle Bartz a ricondurre parte del ricco corpus di miniature attribuito tradizionalmente al Maître de Boucicaut a una seconda personalità artistica, quella appunto del Maître de la Mazarine, così chiamato dalla sua opera principale, il Libro d’Ore ms. 469 della Bibliothèque Mazarine di Parigi (F. Avril, Le Livre des Merveilles, manuscrit fr. 2810 de la Bibliothèque nationale de France, in Avril et al. 1996, pp. 291-324; Bartz 1999; Villela- Petit 2001, pp. 80-92). Nella monografia sull’artista, Gabrielle Bartz non cita il Libro d’Ore Cerruti passato da Günther nel 2011, perché evidentemente il manoscritto non era ancora riapparso sul mercato. 

3 I. Villela-Petit, Nouvelles dévotions, in Parigi 2004a, pp. 245-246. 

4 I. Villela-Petit, cat. 173, in Parigi 2004a, pp. 282-283. Il manoscritto è consultabile online: https:// gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10515743q.