Leggio
Ambito palermitano
Palermo
Primo quarto del XVIII secolo
Legno dipinto a finto ebano e intagliato, tartaruga, tartaruga incisa, lamina d’argento incisa, lamina d’argento, ottone, carta
40 x 32 x 11 cm
Anno di acquisizione 2008
Inv. 0613
N. Catalogo A543
Provenienza
Il leggio, con sostegno a piano inclinato pieghevole in ottone, presenta una caratteristica decorazione in controparte, ossia la medesima raffigurazione in positivo e in negativo sui piani dei due elementi principali. Il piano frontale è lastronato in tartaruga con raffigurazioni in lamina d’argento incisa, mentre il piano sottostante (fig. 1), visibile a leggio aperto ha il fondo in lamina d’argento e figure in tartaruga incisa. La tecnica dell’intarsio in controparte consentiva di utilizzare completamente e senza scarti i materiali preziosi con esiti particolarmente decorativi.
Il retro di ciascun pannello è in legno dipinto a imitazione dell’ebano, così come i bordi perimetrali, mentre sul fondo, su cui sono inseriti i quattro piedini di forma tonda, è applicata una carta dipinta a fogliami verniciata superficialmente (fig. 2). Le parti in tartaruga incisa fanno trasparire, nelle porzioni più chiare della superficie, la preparazione sottostante costituita da un supporto dorato, in linea con la più raffinata tradizione di ebanisteria. In genere l’inserimento di un supporto, in foglia d’oro o lamina metallica dorata o ancora in carta colorata con pigmenti giallo-dorati, ha lo scopo di conferire una preziosa iridescenza e una tonalità calda alla superficie. La parte di intarsio in lamina d’argento è incisa a bulino e le raffigurazioni sono tecnicamente molto precise e minuziose. Le incisioni sulla tartaruga differiscono in qualche dettaglio, ad esempio nella resa del manto di ermellino, trattato solo per ombreggiature, ma sempre con una tecnica di altissima qualità.
Fig. 1. Il piano sottostante.
Il leggio è stato oggetto di diversi interventi di restauro, visibili nelle integrazioni delle parti in lamina d’argento del regolo d’appoggio sagomato e raffigurante al centro una figura alata la cui testa, evidentemente andata perduta, è stata sostituita con una lamina non incisa. Le lacune delle parti in tartaruga sono invece state risarcite con stuccature, probabilmente a cera pigmentata. Abrasioni diffuse e depositi di materiali utilizzati per la lucidatura dell’argento sono presenti nei solchi dell’incisione della tartaruga. La decorazione a cornice trattenuta da due angeli laterali è un chiaro riferimento alle opere di argenteria siciliana del XVII secolo, il cui paradigma figurativo è l’urna a cassa contenente le reliquie di Santa Rosalia della Cattedrale di Palermo di Santa Maria Assunta, realizzata negli anni trenta del Seicento. Al centro del leggio è raffigurato un sovrano in veste di imperatore non puntualmente identificabile, forse celebrazione ideale che richiama il ruolo imperiale di Federico II di Svevia ma vicino alle forme della statua di Filippo IV d’Asburgo eretta nel 1662 davanti al Palazzo Reale di Palermo e andata distrutta nel 1848. Le traduzioni a stampa di questa statua circolavano ampiamente nel corso del XVIII secolo e sono da identificarsi come probabile modello da cui dipende la raffigurazione centrale del leggio.
L’opera è entrata a far parte della Collezione Cerruti nel 2008 come acquisto sul mercato antiquario genovese. La scelta di questo straordinario oggetto è in linea con il gusto per le arti preziose dell’ebanisteria europea del XVIII secolo e si inserisce perfettamente nella raccolta di opere, a prevalenza piemontese e francese, che vanta solo eccezionali esemplari.
Stefania De Blasi
Fig. 2. Il fondo.


