La Commedia
Dante Alighieri
Vindelinus de Spira
[Venezia]
1477
in-folio (376 x 283 x 107 mm)
Inv. 0744
N. Catalogo A669
Descrizione
Dante Alighieri, La Commedia, Vindelinus de Spira, [Venezia], 1477
Prima edizione commentata e quinta edizione in assoluto della Divina Commedia, edita a cura di Cristoforo Berardi di Pesaro. L’erudito commento, redatto tra il 1323 e il 1328, a pochi anni dalla morte di Dante Alighieri (1265 c. - 1321) e il primo integrale al suo capolavoro, è concordemente attribuito a Jacopo della Lana (1278 c. - 1358 c.), e non a Benvenuto da Imola, o Benvenuto Rambaldi (1330- 1388), come dichiarato nel sonetto di sottoscrizione. In questo testo Jacopo della Lana si rivela uomo di grande cultura, affrontando in modo organico questioni dottrinali e filosofiche senza limitarsi all’analisi degli aspetti grammaticali e letterari del poema. Fin da subito molto apprezzato per la chiarezza interpretativa e per l’uso del volgare, il testo ebbe così vasta fortuna da meritare un centinaio di codici di riproduzione al suo tempo. L’edizione di Windelin von Speyer, o Vindelino da Spira, oltre a essere la prima a stampa commentata del poema, riporta anche per la prima volta la Vita di Dante del Boccaccio, considerata una delle fonti biografiche dantesche più importanti. Giovanni Boccaccio (1313-1375) fu infatti tra i primi grandi difensori di Dante, di cui esaltò il valore in vari testi, e la città di Firenze, a partire dal 1373, gli affidò l’incarico di tenere una serie di conferenze nel tentativo di sanare l’imbarazzo di aver mandato al confino il suo più celebre concittadino. Il testo in esame è dunque la prima edizione della Commedia realizzata con intenti dichiaratamente storico-didattici. Il volume contiene inoltre il Capitolo, sempre in terzine, di Jacopo Alighieri, figlio del sommo poeta. Questa celebre edizione di Vindelino da Spira, apprezzato tipografo tedesco operante a Venezia, segue di pochi anni quella del Canzoniere del Petrarca pubblicata nel 1470 dallo stesso editore, e sottolinea il suo proposito di tenere gli autori volgari nella stessa altissima considerazione accordata ai grandi classici latini. Al tempo, il capolavoro dantesco veniva titolato con il solo appellativo di «Comedia», e fu a partire dall’edizione di Gabriele Giolito de’ Ferrari del 1555 che prese il titolo di «Divina Commedia», ma nell’edizione in esame è curioso osservare che nel modesto sonetto finale, l’aggettivo «divino» viene attribuito a Dante e non all’opera, tant’è che egli viene citato come «l’inclito e divo Dante». Degno di nota è anche l’uso del carattere gotico, chiaro rimando ai testi religiosi del tempo.
Roberto Cena


