Isfahan, cosiddetto «Polonese»
Inizio del XVII secolo
Vello in seta e fili metallici su trama e ordito in cotone, nodo asimmetrico
209 x 148 cm
Inv. 0772
N. Catalogo A695
Provenienza
Bibliografia
Si chiamano “Polonesi” o tappeti “Scià Abbas” alcuni preziosi tappeti in seta, broccati con fili metallici di colore oro e argento, tessuti negli atelier della corte safavide di Isfahan tra l’ultimo decennio del XVI secolo e la metà circa del XVII. Questi tappeti, normalmente tessuti con colori pastello, assai insoliti per il gusto persiano dell’epoca, erano usati da scià Abbas il Grande e dai suoi successori come doni diplomatici in ambascerie presso le maggiori corti europee. Sono chiamati “Polonesi”, perché talvolta recano gli stemmi delle nobili famiglie polacche che li avevano commissionati in Persia. Quando, nel Padiglione Polacco dell’Esposizione Universale di Parigi del 1878, furono esposti per la prima volta alcuni esemplari con lo stemma dei Czartoryski, e alcuni altri addirittura con quello dei Vasa, la famiglia reale polacca, si pensò che fossero stati tessuti proprio in quel Paese. In seguito, tuttavia, risultò chiara la provenienza dalla Persia, dove questi preziosi manufatti erano stati commissionati, grazie anche all’attività d’intermediario di un mercante armeno di nome Sefer Muratowicz.
Per la preziosità dei materiali impiegati (seta, oro e argento) e per l’elevatissimo costo, i tappeti “Polonesi” erano un tempo riservati ai sovrani e ai palazzi reali; ancora oggi se ne ritrovano esemplari in alcune regge trasformate in museo, come Palazzo Pitti a Firenze (attualmente al Museo degli Argenti) o al Residenz Museum di Monaco di Baviera. Un gruppo di cinque esemplari, donati in varie ambascerie dagli scià di Persia alla Serenissima, è conservato nel Museo del Tesoro di San Marco a Venezia, mentre pochissimi sono quelli pervenuti al collezionismo privato.
Quest’esemplare, ricco d’argento, si caratterizza per l’ampia fascia di bordura con i classici motivi floreali del periodo di scià Abbas il Grande. Il campo è interamente occupato da un grande medaglione allungato, che contiene al centro quattro palmette contrapposte, anche queste nel tipico stile floreale persiano dell’epoca. Nonostante le zone tessute in argento si siano in buona parte ossidate, il tappeto conserva ancora la sua freschezza e una luminosità che è assai raro trovare in questi fragili manufatti.
Alberto Boralevi
