Il saldatore della velocità

Fillia (Luigi Colombo)

1926
Olio su tela
76 x 103 cm
Anno di acquisizione 1999


Inv. 0116
N. Catalogo A108


Provenienza

Esposizioni

Bibliografia

[Fillia] si definisce poi «Interpretatore spirituale della vita meccanica [...]. Essenzialmente plastico, cioè pittoricamente antiletterario», e le sue opere sono indicate come «una costruzione equilibrata tra forma e colore, fusi nella architettura soggettiva».

 

Figura di riferimento per il secondo Futurismo, Fillia interpreta i temi dell’avanguardia italiana attraverso un impegno multiforme di linguaggi e di attività, ponendosi molto spesso in dialogo con il più ampio contesto europeo. Pittore, poeta, critico e organizzatore culturale, fonda nel 1923 il «Movimento futurista torinese - Sindacati artistici» insieme a Tullio Alpinolo Bracci, ottenendo ben presto una rapida affermazione in campo nazionale, tale da essere considerato tra i principali animatori del movimento marinettiano, tanto nel frangente espositivo che in quello pubblicistico. Il saldatore della velocità si colloca nella sua prima attività di pittore (il cui percorso è comunque breve, stroncato da una prematura morte all’età di soli trentuno anni), avviata nel 1922 in maniera autonoma, come autodidatta, e caratterizzata sin da subito da un’assunzione dei termini lirici propri dell’«arte meccanica», teorizzata nel manifesto di Enrico Prampolini, Ivo Pannaggi e Vinicio Paladini del 1922. 

Fillia colloca al centro della composizione l’immagine di un operaio saldatore, intento a unire una grande trave metallica con una più ampia struttura in ferro, attraverso la tecnica della saldatura a fiamma ossiacetilenica. L’azione si svolge a grande altezza, in un cantiere edile, ed è enfatizzata da una visione sintetica di una città vista dall’altro (riconoscibile nella parte bassa dell’opera), che conferisce un effetto di vertigine all’intera composizione. 

Realizzata nel 19271, l’opera si colloca in un momento nodale per la carriera artistica di Fillia, ormai pienamente consapevole dei propri mezzi espressivi. Proprio nel febbraio di quell’anno, in un articolo scritto in terza persona per il quotidiano romano «L’Impero», Fillia parla infatti della sua «rapidissima evoluzione» di pittore, che lo ha portato ormai a raggiungere «un vasto piano di realizzazioni»; si definisce poi «Interpretatore spirituale della vita meccanica [...]. Essenzialmente plastico, cioè pittoricamente antiletterario», e le sue opere sono indicate come «una costruzione equilibrata tra forma e colore, fusi nella architettura soggettiva»2

Esposta certamente nel novembre 1927 alla mostra «Trentaquattro pittori futuristi» allestita presso la Galleria Pesaro di Milano3, l’opera doveva esser stata presentata in una sua prima versione (minore, o forse concepita dall’artista con una tecnica differente, secondo una prassi di lavoro ricorrente in quel periodo), già alla Quadriennale torinese del maggio di quell’anno, con il titolo di Costruzione meccanica4

Riproposto nel 1928 all’interno della LXXXVI Esposizione Nazionale di Belle Arti della Promotrice di Torino, dove Fillia è presente con una mostra personale, Il saldatore della velocità figurerà due anni più tardi alla rassegna «Artisti della nuova Italia. Künstler des neuen Italien» di Berna, organizzata dall’architetto Alberto Sartoris, amico e collaboratore dell’artista nell’ambito di alcuni progetti editoriali. 

Contraddistinto da un acceso cromatismo e da plasticismo più denso rispetto alle prove della prima metà degli anni venti, Il saldatore della velocità appartiene a una serie di opere che indagano l’universo dell’«arte meccanica», poetica futurista che l’artista sviluppa tra il 1923 e il 1928, oggetto di alcune importanti digressioni teoriche pubblicate dal medesimo a partire dal 19255. Certamente influenzato da modelli tanto italiani che stranieri (ascrivibili quest’ultimi soprattutto all’ambito del «purismo» d’oltralpe)6, Fillia affronta un soggetto che trova una forte rispondenza nella sua parallela attività letteraria, da sempre strettamente legata a quella figurativa. 

Con Il saldatore della velocità, infatti, sembra trascrivere lucidamente in pittura un motivo già elaborato in alcuni versi del suo lungo poema intitolato Sensibilità meccanica, incluso nella raccolta poetica Lussuria radioelettrica del 1925: 

arditismo meccanico il saldatore è la costruzione futurista di un uomo con lanciafiamme che nell’ambiente metallizzato di una città - officina opera contro le ridotte lastreacciaio di una macchina fortezza blindata7 

Al di là delle esposizioni storiche, l’opera vivrà un rinnovato momento di interesse in concomitanza con una più generale attenzione verso la seconda generazione di futuristi, innescatasi proprio a Torino a partire dalla fine degli anni cinquanta. Presentata in una serie di esposizioni retrospettive su Fillia (o in mostre dal contenuto più esteso) a partire dal decennio successivo, l’opera verrà acquistata da Francesco Federico Cerruti in un’asta di Sotheby’s nel 1999. 

Alessandro Botta 

 

1 Nonostante l’opera sia priva di una datazione autografa, gli studi più accreditati fissano la data della sua esecuzione al 1927 (si vedano Evangelisti 1986, p. 233, n. 39; Crispolti 1988, pp. 29, 30).

2 L. C. [Luigi Colombo (Fillia)] 1927.

3 Oltre al riscontro con l’elenco opere allegato al catalogo, sul verso del dipinto è presente l’etichetta «Galleria Pesaro», applicata direttamente sulla tela. Si tratta dell’unica testimonianza storica presente sull’opera. La sostituzione del telaio originale, avvenuta verosimilmente intorno alla metà degli anni sessanta, ha irrimediabilmente cancellato le tracce di timbri o etichette riferibili alle esposizioni precedenti.

4 Non lascia infatti dubbi la descrizione che lo stesso Fillia restituisce di questo primo dipinto a margine di un suo articolo per «L’Impero», finalizzato a illustrare la presenza futurista all’interno della più ampia esposizione subalpina; Costruzione meccanica veniva infatti delineata come «un operaio sospeso sopra una casa in fabbricazione che salda i diversi metalli. Legami pittorici tra la materia umana e meccanica, nella febbre dell’altezza» (Fillia 1927). Rispetto all’identificazione di questa prima versione si vedano Evangelisti 1986, p. 233, n. 39; Crispolti 1988, p. 29.

5 In particolare il testo L’idolo meccanico, apparso sul quotidiano «L’Impero» il 19-20 luglio 1925, a cui fa seguito il manifesto Arte Sacra Meccanica (firmato insieme ai futuristi Pino Curtoni e A.C. Caligaris) pubblicato sul settimanale «La Fiamma» il 2 maggio 1926 e riproposto in innumerevoli altre sedi editoriali.

6 Rispetto al contesto italiano, sono stati indicati i nomi di Depero e Prampolini; in relazione a quello francese, Gleizes, Gris, Jeanneret e Ozenfant (si veda M. M. Lamberti, La pittura del primo Novecento in Piemonte (1900-1945), in Pirovano 1992, p. 65).

7 Fillia 1925, p. 29. Si veda Ottieri 2012.