Harmonia macrocosmica seu atlas universalis et novus, totius universi creati cosmographiam generalem, et novam exhibens

Andreas Cellarius

J. Jansson
Amsterdam


1661
in-folio (530 x 357 x 69 mm)


Inv. 0713
N. Catalogo A637


Descrizione

Andreas Cellarius, Harmonia macrocosmica seu atlas universalis et novus, totius universi creati cosmographiam generalem, et novam exhibens, J. Jansson, Amsterdam, 1661

Il sontuoso volume del cartografo di origine tedesche Andreas Cellarius (1596 c. - 1665) è considerato la più spettacolare opera astronomica del XVII secolo, l’unico atlante celeste pubblicato in Olanda nel pieno della cosiddetta «età dell’oro» della cartografia olandese. Lo scopo dell’opera fu quello di dare evidenza all’armonia cosmologica dell’universo e le carte qui ideate rappresentano i livelli più alti del pensiero astronomico seicentesco. Delle 29 tavole le prime 21 sono rappresentative dei 3 sistemi astronomici in competizione tra loro all’epoca. Il sistema riferito a Claudio Tolomeo Alessandrino (100-178 d.C.), il più antico, rimasto in uso fino all’inizio del xvi secolo, prevedeva una concezione geocentrica con il Sole, i pianeti e le stelle fisse nate su gusci sferici concentrici in orbita attorno a una Terra immobile. La teoria fu approvata dalla Chiesa in quanto poteva rafforzare il concetto cristiano dell’uomo al centro dell’universo creato da Dio. Il secondo sistema era quello riferito a Nicholas Copernicus (1473-1543), le cui osservazioni lo portarono a pubblicare a Norimberga nel 1543 il De Revolutionibus Orbium Coelestium (Sulle rivoluzioni delle sfere celesti). In esso Copernico pose il Sole al centro del sistema e i pianeti orbitanti con moto circolare. Tuttavia, per acclarare le teorie copernicane ci volle un secolo e mezzo, quando una nuova fisica riuscì a imporsi benché a caro prezzo per scienziati come Galileo Galilei. Il terzo sistema era quello proposto da Tycho Brahe (1546-1601) il quale tentò una sorta di mediazione tra le vecchie concezioni tolemaiche e alcuni aspetti delle idee copernicane. Egli riaffermò la Terra al centro dell’universo secondo la concezione aristotelica, con la Luna e il Sole che le ruotavano attorno, il guscio delle stelle fisse centrato sul nostro pianeta, e Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno rotanti attorno al Sole. Il sistema ticonico ottenne popolarità all’inizio del xvii secolo non tanto per ragioni scientifiche quanto perché tentava di sanare il rifiuto della teoria tolemaica ritenuta ormai obsoleta, in particolare da navigatori come Cristoforo Colombo e Vasco de Gama, e per altro verso risultava accettabile da chi, per motivi di fede, non poteva uniformarsi all’alternativa copernicana. Le ultime 8 tavole del volume rappresentano emisferi celesti e planisferi raffiguranti le costellazioni. Il loro livello ornamentale è sorprendente ed è in particolare a queste carte che l’opera deve la propria riconosciuta magnificenza. Circa lo stile ideativo delle carte, esse furono ispirate ai globi di Petrus Plancius e Willem Blaeu, così come anche l’uso di vestire con abiti invernali alcune delle figure delle costellazioni settentrionali deriva dai primi globi di Blaeu. Cellarius include anche due planisferi copiati dall’atlante di Julius Schiller che mostrano le sue nuove costellazioni cristiane. Dei vari incisori e autori che hanno lavorato alle tavole dell’atlante, solo due hanno firmato la propria opera: Frederik Hendrik van den Hove, autore del frontespizio, e Johannes van Loon, che incise dieci tavole. Anche tutti i disegni delle costellazioni classiche sono stati copiati da quelli creati da Jan Pieterszoon Saenredam. 

Roberto Cena