Ghiordes da preghiera a colonne
Ultimo quarto del XVII secolo
Vello in lana su trama e ordito in lana, nodo simmetrico
178 x 127 cm
Inv. 0765
N. Catalogo A688
Tappeti da preghiera con impianto decorativo di tipo architettonico, rappresentante un portale con un arco sorretto da due o più colonne, sono stati probabilmente inventati negli atelier della corte ottomana del Cairo verso la metà del XVI secolo, ma hanno in seguito avuto una grandissima diffusione, in varie tipologie prodotte in Turchia e non solo, almeno fino a tutto il XIX secolo.
Questo raffinato esemplare, tessuto in Anatolia occidentale, probabilmente a Ghiordes, conserva ancora molti elementi dell’originale disegno di corte, per quanto semplificati e riprodotti in uno stile meno naturalistico. Il profilo tondeggiante della parte superiore della nicchia interna (a volte chiamato a «testa del Sultano») rinvia a quello delle preghiere Cairo ottomane, così come le due colonnine, le quali mostrano, nella parte superiore, dove appoggia l’arco, piccoli elementi a forma di padiglione, e in basso non sono sorrette da vere e proprie basi di colonna, come avveniva negli esemplari del Cinquecento, ma stanno in equilibrio su due acquamanili, due bricchi (ibrik), che richiamano l’obbligo delle abluzioni rituali prima della preghiera. La fitta decorazione a tralci con boccioli fioriti, posta nei cantonali a contorno della «testa», è tipica di un particolare gruppo di tappeti che vanno sotto il nome di Basra Ghiordes ed è spesso associata anche al gruppo dei tappeti cosiddetti «Transilvania», poiché questa tipologia è rappresentata, sia pure non con molti esemplari, nel corpus di tappeti conservati in quella regione. Tappeti di questo genere sono più comuni a fondo rosso, mentre sono rari quelli, come l’esemplare Cerruti, con un fondo avorio che accentua la delicatezza del disegno. La bordura è del tipo più comune per questo gruppo, definito normalmente «ottomano», perché derivato dagli esemplari di corte, con rosette circolari alternate a palmette e foglie falciformi, chiamate anche «foglie di canna» (saz). L’esemplare è in buone condizioni, con minimi restauri, ed è caratterizzato dalla presenza di numerose linee diagonali (lazy lines) nella struttura, che ne garantiscono l’autenticità e l’epoca, sicuramente anteriore all’inizio del XVIII secolo.
Alberto Boralevi
