Fiori in un vaso con rana sul basamento
Scuola romana
1630 c.
Olio su tela
55,3 x 44 cm
Anno di acquisizione post 1983
Inv. 0050
N. Catalogo A41b
Provenienza
Esposizioni
Bibliografia
Nei Fiori in un vaso con rana sul basamento colpisce invece la studiata presenza dell’anfibio, che rafforza il tema della vanitas, già implicito nell’effimera bellezza dei fiori recisi.
I due dipinti raffigurano ricche e ordinate composizioni floreali, disposte in vasi con due anse che sporgono da un solido mensolone di pietra. Questa tipologia di natura morta affonda le sue radici nella cultura tardomanierista della metà del xvi secolo e nel corso del Novecento è stata riferita al catalogo di un anonimo autore denominato «Maestro del vaso a grottesche». La critica del secolo scorso ha gradualmente stabilito che questa cospicua e varia produzione non è opera di un singolo artista ma di una serie di pittori, di diverso grado qualitativo e culturale, operanti all’inizio del Seicento tra Roma e Napoli. La definizione dei confini geografici e cronologici di queste opere è stata inizialmente ostacolata dalla presenza di alcune tele con la firma di Giovanni da Udine, due delle quali datate 1538 e 15531. Successivi approfondimenti hanno tuttavia permesso di stabilire l’inattendibilità di quei riferimenti e di spostare la datazione di quei dipinti entro la prima metà del Seicento, in un contesto di gusto influenzato dal recupero di stilemi classici e rinascimentali, molto lontani dalle contemporanee innovazioni naturalistiche apportate dagli autori caravaggeschi. La fonte di molte tele riferite al Maestro del vaso a grottesche può essere individuata nella serie di incisioni derivate dai cosiddetti Vasi Polidoreschi, le celebri decorazioni a monocromo ideate da Polidoro da Caravaggio per la facciata del palazzo romano della famiglia Milesi, tradotte in incisione da Cherubino Alberti nel 1582 e da Aegidius Sadeler in controparte nel 16052. Quei prototipi hanno probabilmente ispirato pittori come Giacomo Recco, l’autore del Vaso di Fiori con lo stemma del cardinale Poli, una tela che può essere assunta come caso esemplare di un’opera inizialmente attribuita a Giovanni da Udine3, poi riferita all’artista partenopeo, anche grazie alla corretta identificazione del blasone da parte di Federico Zeri, con una datazione posteriore compresa tra il 1623 e il 16534.
Anche i Fiori in un vaso con arpie e mascherone leonino della Collezione Cerruti sono stati riferiti in un primo momento a Giovanni da Udine5, per poi essere riconosciuti come opera di un maestro romano di primo Seicento. Nella tela risulta particolarmente significativa l’attenzione nella resa degli effetti di luce tanto sulle corolle dei fiori, quanto sul metallo del loro contenitore, la cui scultorea monumentalità viene esaltata dalla ripresa dal basso verso l’alto dell’intera composizione. Nei Fiori in un vaso con rana sul basamento colpisce invece la studiata presenza dell’anfibio, che rafforza il tema della vanitas, già implicito nell’effimera bellezza dei fiori recisi.
Simone Mattiello
1 Sterling 1985, pp. 35-37.
2 Salerno 1984, p. 32.
3 Bergamo 1968, tav. 1.
4 R. Causa, La natura morta a Napoli nel Sei e nel Settecento, in Storia di Napoli 1967-1974, vol. V, t. II, pp. 1003, 1004; A. Tecce, Giacomo Recco, in Porzio 1989, vol. II, p. 880.
5 Salerno 1984, p. 33, fig. 10.3.
