Commode a due cassetti

Jacques o René Dubois

Parigi

Metà del XVIII secolo o poco oltre
89 x 68,5 x 135 cm


Inv. 0270
N. Catalogo A251


Descrizione

Provenienza

La commode è animata da linee molto mosse, in particolare sui fianchi accentuatamente bombati, e anche per questa caratteristica occupa una posizione di rilievo nel panorama ampio e spesso ordinario di comò della stessa tipologia. Le raffigurazioni distribuite sulla fronte e sui fianchi, di vivace valore pittorico, si collocano in felice rapporto dimensionale con l’insieme e costituiscono un continuo narrativo anziché una generica decorazione, come nelle carte da parati. Bronzi a foglie e giunchi di guizzante leggerezza, articolati in tratti brevi sommati, rinchiudono in cornici la fronte e i fianchi. Sulla fronte essi confluiscono in alto a formare una grande mostrina di serratura di disegno rocaille. Più corpose le chutes bronzee sugli speroni dei montanti. La commode è espressione di alto e amabile Luigi XV, grande esempio di livello aristocratico anche se non regale. 

La madre del futuro maestro dell’ebanisteria Luigi XV aveva avuto di primo letto Noël Gérard, che recenti studi hanno riscoperto come uno dei più affermati ébénistes marchands parigini della Reggenza e dell’inizio del regno di Luigi XV1. Probabilmente Jacques Dubois (maître nel 1742), lavorò come libero artigiano per Gérard prima di avere un proprio atelier. Fu ammesso alla Jurande degli ebanisti quando era ormai in là negli anni, nel 1742. Il grande successo della sua attività, nell’atelier di rue de Charenton, fu troncato dalla morte improvvisa nel 1763. L’inventario successorio registra dodici banchi da lavoro e una giacenza di 127 mobili, fra i quali soltanto quattro commodes. Potrebbe essere un indizio del fatto che parecchi comò assegnati al grande Jacques, in particolare quelli a cineserie, sono opera del figlio René (maître nel 1755) che proseguì per vent’anni l’opera paterna utilizzando l’estampille di lui, senza averne una propria2. Gli arredi più numerosi che Dubois aveva in bottega al momento della morte erano i tavolini (ventuno) e i bureaux (dieci). C’erano anche sette bidets3

Tra le opere più famose di Jacques Dubois, sono il bureau plat detto «di Vergennes» custodito al Louvre, e la monumentale (fin troppo) encoignure alta quasi tre metri del Getty Museum di Malibu. 

La letteratura è concorde nel porre l’accento sugli apparati in bronzo dorato di Jacques Dubois, di una rocaille definita «toujours lyrique, harmonieuse, pleine d’invention», animata da un «rythme syncopé» creato dalla giunzione di tratti brevi a curve e controcurve. Corrispondono pienamente a questa ispirazione i bronzi del comò in esame, il quale va collocato, per il complesso dei suoi caratteri stilistici, non oltre la data della morte del grande Jacques, cioè il 17634

Esiste nella Collezione Cerruti un secondo mobile stampigliato Dubois, un secrétaire in vernice alla Cina, con piano in marmo (si veda n. 39, p. 1010). 

Roberto Antonetto 

 

1 La riscoperta di Gérard si deve a Stéphane Boiron. Si veda Boiron 1990, pp. 42-59, e anche l’ampia scheda nel catalogo dell’asta 2768 Artcurial, 9 giugno 2015 (lot. 42). 

2 Kjellberg presenta parecchie immagini di commodes e scrittoi verniciati e decorati alla Cina come opere di Jacques (Kjellberg 1989, pp. 267-277). Per il problema dell’estampille «R. DUBOIS» si veda la scheda relativa al tavolino a meccanismo della Collezione Cerruti (p. 980). 

3 Pradère 1989, p. 169. 

4 Per i bronzi di Dubois è da segnalare il commento a un importante tavolo dell’ebanista presentato in asta Sotheby’s nel 2001: Sotheby’s, Londra, Important Continental Furniture & Tapestries, 12 dicembre 2001 (lot. 43, pp. 90-94).