Candelabro a quattro fiamme

1770
Argento sbalzato, cesellato e inciso
h 50,5 cm; peso 5927 g


Inv. 0466
N. Catalogo A412a-b


Descrizione

Provenienza

Esposizioni

Bibliografia

I due candelabri poggiano su base circolare e presentano un fusto a balaustra con movimento avvitato che si apre in quattro bracci – uno rivolto verso l’altro – a volute vegetali, cartouches, viluppi di foglie e corolle. Sulla base è inciso uno stemma principesco con manto di ermellino e leone rampante, già riferito alla famiglia siciliana Lanza di Trabia. Lo stesso stemma caratterizza un gruppo di argenti tra i più importanti dell’arte napoletana settecentesca: si trova raffigurato su una zuppiera ovale con il coperchio sormontato da un amorino seduto su un delfino, completata dal suo piatto, su un rinfrescatoio per bicchieri (in passato ritenuto vasca portafiori) e su un secchiello per vino appartenuti al principe Lanza di Trabia a Palermo. Tutti recano il punzone di Napoli per il 1770 e quello consolare con iniziali difficilmente leggibili, tra ANSC, MSC, AMSC. Questi tre pezzi furono esposti come proprietà della famiglia siciliana alla mostra di argenti tenuta al Museo Poldi Pezzoli di Milano nel 1959, insieme con tre copie prodotte a Palermo a pendant e integrazione degli originali napoletani1.

Lo stemma principesco col leone e i marchi del 1770 e ANSC incisi sui candelieri si trovano inoltre su altri oggetti, elencati nella scheda redatta da Alvar González-Palacios nel 1999 in occasione della vendita all’asta che li vide passare dai Lanza di Trabia alla collezione di Francesco Federico Cerruti2: una coppia di vassoi per zuppiere e un piatto rettangolare3, a cui vanno aggiunti una coppia di piatti da portata, altri candelabri a due e quattro luci, rinfrescatoi e zuppiere, rimasti in proprietà alla famiglia fino ai tempi della Seconda guerra mondiale4. Riguardo allo stemma con il manto d’ermellino e il leone, González-Palacios giunge alla conclusione che non si tratti della famiglia Lanza di Trabia, che possedette il servizio, e propone di identificare la casata con i Carmignani di Napoli e Taranto, principi del Sacro Romano Impero. Lo studioso mette in relazione l’insieme di cui fanno parte i due candelieri con un altro gruppo di argenti napoletani sempre appartenuti ai principi di Trabia, ma di fattura ancora più raffinata: una coppia di zuppiere con bollo consolare di Nicola Alvino e data incerta, forse 1751 o 17775, una caffettiera col pomolo a forma di turco che tiene un ramoscello di caffè in mano6, e una coppia di secchielli, che recano incisi l’uno lo stemma dei Carmignani di Napoli e Taranto, l’altro quello dei Gerace di Sicilia, anch’essi principi del Sacro Romano Impero7.

Evidentemente gli oggetti, che presentano marchi abrasi e stemmi di non facile interpretazione, vennero aggregati prima di passare in proprietà ai principi di Trabia, che nel dopoguerra risultavano ancora conservare il servizio a Palermo8. Il marchio ANSC va ricondotto con ogni probabilità al console Antonio Spasiano, in carica nel 1770, 1773, 1776, 17799, il cui bollo si trova su alcuni oggetti in collezioni private10 e su un servizio da viaggio in argento dorato con piatto e scodella del Victoria and Albert Museum di Londra, datato 1776 (inv. n. 75D-1957)11. Innegabile il carattere francesizzante di tutti questi argenti, dall’andamento particolarmente mosso e dai raffinati dettagli decorativi naturalistici. Va ricordato che alla corte di Carlo di Borbone non mancavano argenti di grandi orafi parigini, tra i quali un servizio da toilette di François-Thomas Germain per il matrimonio del sovrano con Maria Amalia di Sassonia nel 1738, oggi perduto. Lo stesso gusto per la linea avvitata e per la vivace decorazione naturalistica di ghirlande di fiori si trova in candelieri di Alexis III Loir del 1743-1744 (Parigi, Musée des Arts Décoratifs)12, in flambeaux dello stesso Germain, di quasi vent’anni più tardi (Parigi, Musée des Arts Décoratifs)13, nelle sinuosità esasperate oltre ogni misura da argentieri come Claude Duvivier14.

Clelia Arnaldi di Balme

 

1 Milano 1959a, pp. 54-55, catt. 143-145, tavv. CX- CXI; la zuppiera ripubblicata in Catello, Catello 1973, p. 306; il secchiello e il rinfrescatoio in Mariacher 1965, tavv. 69b, 80a; tutti in A. González-Palacios, Brevi indagini a Napoli, in Scritti di storia dell’arte 1988, pp. 370-371, e González-Palacios 2010, tavv. XVIII-XIX.

2 Sotheby’s, Londra, Fine Decorative Arts: Baroque to Neo-classicism, 8 giugno 1999, lot. 102, pp. 92-93.

3 A. González-Palacios, Brevi indagini a Napoli, in Scritti di storia dell’arte 1988, p. 372, figg. 15-18; Sotheby’s, Ginevra, 14 maggio 1990, lot. 108-109.

4 A. González-Palacios, Di argenti principeschi (1988), in González-Palacios 2010, p. 49.

5 Id., Una zuppiera per un principe, in González-Palacios 1984, vol. I, t. 2, pp. 256-257, figg. 584-587.

6 Id., Mecenatismo, ornato e addobbi alla corte di Napoli: 1734- 1805, in González-Palacios 1984, vol. I, t. 2, p. 224, figg. 512-513.

7 Id., Di argenti principeschi (1988), in González-Palacios 2010, pp. 48-49.

8 Sotheby’s, Londra, Fine Decorative Arts: Baroque to Neo-classicism, 8 giugno 1999, lot. 102, pp. 92-93.

9 Catello, Catello 1996.

10 Id. 1973, pp. 105, 433.

11 Ibid. 1973, pp. 316-317; A. González-Palacios, Di argenti principeschi (1988), in González-Palacios 2010, p. 49.

12 Mabille 1984, pp. 102-104.

13 Perrin 1993, pp. 116, 157.

14 Mabille 1984, pp. 66-68.