Caffettiera con versatoio a testa d’aquila

Giuseppe Balbino

1775-1780
Argento sbalzato, fuso e cesellato; manico in legno tornito
34 x 32 x 18 cm; peso 1790 g


Inv. 0460
N. Catalogo A408


Descrizione

Provenienza

Esposizioni

Bibliografia

Il corpo piriforme della grande caffettiera presenta una larga costolatura a torciglioni e poggia su tre piedini a volute. Il becco d’aquila, realizzato a fusione e cesellato, è l’elemento caratteristico dell’oggetto, che la bibliografia recente ha collocato tra le opere più significative dell’argenteria torinese del Settecento1. Il coperchio a cupoletta è sormontato da un’elaborata presa di fiori e foglie, con un pomolo che riproduce i semi del caffè. Il manico in legno tornito è applicato trasversalmente con un innesto a lunghe volute vegetali. 

Esposta per la prima volta nel 1959 al Museo Poldi Pezzoli di Milano in occasione della mostra dedicata agli argenti italiani dal XVI al XVIII secolo, insieme con un’altra simile (oggi al Museo della Fondazione Accorsi-Ometto di Torino)2, la caffettiera veniva attribuita in catalogo all’argentiere Carlo Battista Bona sulla base di un’errata lettura del marchio, interpretato come la Santissima Vergine del Carmine. Quattro anni dopo, nel 1963, l’opera fu inclusa tra gli argenti presentati alla «Mostra del Barocco Piemontese», dove compariva senza manico: la scheda di Augusto Bargoni individuava l’assaggio e il controassaggio di Francesco Pagliani, attivo dal 1775 al 1787. Per il marchio dell’argentiere, un’osservazione più attenta del punzone permise di riconoscervi la figura a mezzo busto di profilo con una croce in mano e le iniziali «G.B.» che compare in diversi altri oggetti d’argento di Torino, inizialmente interpretata come un san Francesco di Sales e riferita a Giovanni Battista Bollea, maestro dal 1771. Nel suo volume sugli orafi e argentieri piemontesi edito nel 1976, lo stesso studioso pubblicava di nuovo il medesimo marchio, questa volta identificando la figura maschile con san Carlo Borromeo - il naso è molto evidente nel profilo - accompagnato dalle lettere «G.B.», con probabile attribuzione a Giuseppe Balbino. Qualche dubbio sull’attribuzione di questo punzone a Balbino permane ancora oggi, tanto che Gianfranco Fina, nel pubblicare l’importante caffettiera nel suo recente volume sugli argentieri piemontesi del Settecento (nel quale compare con un manico diverso da quello attuale), osserva come la croce non sia l’attributo identificativo di san Carlo Borromeo e chiude la scheda lasciando ancora un margine di apertura alla questione3

Fig. 1. Punzone dell’argentiere e marchio di assaggio.

La caffettiera ricomparve sul mercato antiquario nel 1998 e pervenne alla Collezione Cerruti. Dando per corretta l’identificazione del marchio, risulta oggi una delle opere di maggior pregio dell’argentiere Giuseppe Balbino. L’autentica Visconteum che accompagna l’oggetto ne attesta la provenienza da Casa Savoia4. Consigliere dell’Università degli Orefici nel 1777 e nel 1778, Balbino svolse una discreta attività per la corte sabauda, già dal 1773 quando risulta pagato per una pisside destinata alla cappella interna del Castello del Valentino5. Della sua produzione rimangono lo scaldaletto del Palazzo Reale di Torino6, diverse caffettiere, spesso caratterizzate dal versatoio a testa di aquila, e zuccheriere7

Clelia Arnaldi di Balme 

 

1 Fina 2018, pp. 250-251, n. 99. 

2 Torino 2012, p. 65, n. 28. 

3 Fina 2018, p. 250. 

4 Archivio Collezione Cerruti. 

5 Fina 1997, p. 57; L. Mana (a cura di), Elenco biografico degli argentieri presenti in questo volume, in Torino 2012, p. 221. 

6 A. Griseri, Argentieri piemontesi a Palazzo Reale, in Torino 1986a, p. 144, scheda 34. 

7 Torino 2012, pp. 193-194, 201, nn. 260, 263, 287. 

Fig. 2. Marchio di controassaggio.