Armadietto pensile angolare

Maniera di Pietro Piffetti

110 x 41 x 54 cm

Inv. 0333
N. Catalogo A290


Descrizione

Provenienza

La struttura è in pioppo, l’impiallacciatura in legno violetto con intarsi in bosso e avorio inciso. L’interno si presenta interamente controfoderato in legno moderno. Il cassetto triangolare è assemblato con poca cura, in maniera non riscontrabile in altre opere dell’Ebanista del Re. 

Sullo sportello si accampa una vistosa cornice formata da nastri in bosso ai quali si accavallano fogliami d’acanto, di disegno indubbiamente piffettiano, come lo è la decorazione del cornicione ricurvo. Nelle foglie in avorio e nei nastri sono visibili numerose tracce di chiodi con cui si è cercato di rimediare a sollevamenti. Si rilevano, forzosamente inserite nel telaio lungo i lati maggiori dell’antina, due sottili strisce impiallacciate a spina di pesce e concluse in alto e in basso da elementi in avorio malamente inciso, in nessun modo riconducibili a Pietro Piffetti. Sul cassettino è replicato, da mano diversa, il fogliaggio sommitale della cornice dello sportello. Il mobiletto è concluso in basso da un piccolo modiglione intarsiato a valva di conchiglia. 

Ai fianchi, in corrispondenza dello sportello, candelabre formate da un vaso ardente poggiante su mensola. In basso, ai lati del cassettino, simboli della Passione agganciati con nastro a un occhiello: a sinistra i flagelli, a destra la colonna della flagellazione con le corde e le tenaglie. Mentre le candelabre sono di disegno ed esecuzione piffettiana, non altrettanto si può dire dei simboli della Passione, che fra l’altro hanno dimensioni diverse e non coerenti ai fondali (gli occhielli sono posti ad altezze diverse, con palese disarmonia). La simbologia della Passione (flagelli, colonna, scala, lancia, spugna, bacile e versatoio, mano, tunica) è presente in molti mobili piemontesi dell’epoca, e sembra derivare da un’unica fonte o da disegni molto simili. Quelli del pensile Cerruti si ritrovano per esempio, per mano di un incisore di più alta levatura, nel piedestallo del grande Crocifisso di Piffetti custodito nel Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama (inv. 1355/L)1, dove flagelli e colonna appaiono insieme su una delle vele del basamento, al di sopra di un cartiglio con la scritta «FLAGELLATUM TRADIDIT EIS» (Matteo, 27, 26)2

In conclusione il mobiletto non si può considerare esempio di una produzione «minore», che pure non dovette mancare nella bottega di Piffetti3, ma un assemblaggio, testimonianza di una «febbre» per Piffetti che non guardava molto per il sottile. 

Roberto Antonetto 

 

1 Antonetto 2010, vol. I, pp. 236-238 (con bibliografia precedente). 

2 Sono visibili anche, e forse ad opera della stessa mano, in un cofanetto di sacrestia pubblicato in Antonetto 1985, p. 342, fig. 512. Nel cofanetto appare un’ulteriore allegoria a sua volta piuttosto diffusa, il pellicano che nutre i piccoli con il suo sangue, simbolo della Chiesa. 

3 Il pensile è stato pubblicato in Ferraris 2004.